«Il Signore vi benedica e vi faccia santo
affinché ci faccia anche noi nella via che ci insegni
e ci possa fare anche noi ancora santi
e così insieme canteremo le nostre lodi
insieme con tuti gli Angeli e i Santi in Paradiso».
(Lucia Solidoro, al suo Padre spirituale 10.10.1929)
La concessione da parte della Conferenza Episcopale Pugliese, lo scorso 10 dicembre, del prescritto Nulla osta per l’introduzione delle cause di Beatificazione e Canonizzazione della Serva di Dio Lucia Solidoro [Gallipoli (LE) 10 febbraio 1910 – 18 settembre 1933] è stata l’occasione propizia per riportare al cuore e alla mente un Convegno tenutosi il 2 ottobre 2023, presso la Chiesa di san Francesco d’Assisi in Gallipoli, al quale fui invitato dal caro e indimenticabile don Gigi De Rosa proprio per approfondire “l’alta figura di vita cristiana” di Lucia, una giovane gallipolina che ha vissuto in pienezza la sua breve esistenza giungendo gradualmente a maturare la sua vocazione laicale attraverso l’esperienza nell’Azione cattolica, alla quale risulta iscritta già da bambina.
Lucia, socia di AC
Lucia, infatti, frequenta il catechismo da piccola socia dell’Azione Cattolica nella Parrocchia Cattedrale di Sant’Agata, anche se il primo agosto 1915 il vescovo Mons. Gaetano Muller istituisce la parrocchia di San Francesco d’Assisi alla quale Lucia appartiene territorialmente.
La neocostituita parrocchia viene affidata al parroco Mons. Lazzaro Pepe a cui succede, il 24 settembre 1927, il Canonico Salvatore Siciliano. Il nuovo parroco, di lunga esperienza nell’Azione Cattolica, tre anni prima, nel 1924, su mandato dello stesso vescovo Muller, aveva fondato il Circolo interparrocchiale della Gioventù Maschile di Ac “Loreto Starace” con sede nel Seminario Vescovile. Supportato da quegli stessi giovani, istituisce subito in parrocchia il Gruppo Uomini, il Gruppo Donne e il Circolo della Gioventù femminile cattolica italiana (Gfci) al quale fu dato il nome di “S. Chiara”.
Così Lucia, appena diciassettenne, rimasta unica donna di casa dopo la morte della sorella Liboria nel 1925 e della mamma Addolorata solo due mesi prima, offre la sua collaborazione al servizio pastorale nella comunità parrocchiale di S. Francesco d’Assisi come socia effettiva della Gioventù femminile cattolica italiana.
Un tempo favorevole per il protagonismo femminile nella Chiesa
C’è da considerare che il primo ventennio del Novecento fu particolarmente dinamico per il movimento femminile italiano, caratterizzato da un’esplosione di associazioni e iniziative che si riversarono anche nel movimento cattolico con la definizione di una sua linea di intervento relativamente alla questione femminile. In questo contesto, la Gioventù femminile cattolica italiana è fondata a Milano da Armida Barelli, inizialmente come associazione diocesana nel marzo del 1918 e l’anno successivo, su mandato di Papa Benedetto XV, viene estesa a tutto il territorio nazionale. Armida proclamata Beata da Papa Francesco il 30 aprile 2022, nel vedere l’urgenza di una formazione delle giovani donne, per testimoniare con la vita il battesimo ricevuto, diventa la loro Sorella maggiore. Di lei se ne parla, si leggono i suoi articoli sul periodico nazionale “Squilli di resurrezione”. Tanto che Armida certamente rappresenta per Lucia un modello e un punto di riferimento. Anche se i suoi occhi forse non l’hanno mai incontrata, il suo cuore impara a conoscerla, restando attratto da quella vita laica intrisa della condivisa spiritualità francescana, donata e consacrata a Dio che nutre la sua azione apostolica con la Parola, la liturgia, la fervente devozione al Sacro Cuore di Gesù, all’Eucaristia quotidiana, a Maria Immacolata e ai Santi per portare il mondo a Dio nella preghiera e Dio al mondo attraverso il servizio e l’apostolato.
Una spiritualità laicale nutrita di Parola, Eucaristia e servizio
Di sicuro, in Lucia, è stata profonda la risonanza dell’incontro tenutosi a Roma il 15 luglio 1928 delle congressiste per il decennio della Gioventù femminile con Pio XI, il Papa strettamente legato all’Azione cattolica in quanto “fu lui – disse cardinal Montini in un discorso del 1957 – a darle il suo volto specifico, a modellarla, a definirla, a inserirla nella vita ecclesiastica, a difenderla ad organizzarla per l’Italia ed altre Nazioni.” Nell’occasione, le giovani di bianco vestite e bianco velate, sentendosi testimoni di un apostolato della purezza così gradito al Pontefice, consegnano nelle sue mani i frutti del loro lavoro e dei loro sacrifici. Le promesse fatte dalle congressiste a Roma dinanzi al Santo Padre vengono ripetute nella Parrocchia di S. Francesco, dinanzi a Gesù Eucarestia, dalle giovani del Circolo parrocchiale “S. Chiara”. Annota nel suo diario don Salvatore Siciliano, il 12 settembre del 1928: “festa del Nome di Maria, la sera, durante la funzione serotina le circoline hanno ripetuto le promesse fatte a Roma, davanti al Papa, dalle congressiste della Gfci”.
E ancora, sempre dal diario parrocchiale del parroco, continuando a sfogliarlo di poco più di un anno dopo, fino a settembre 1929, risulta che Lucia è la Delegata delle aspiranti di Ac – le socie di GF erano distinte in quattro sezioni a seconda dell’età: Beniamine, Aspiranti, Giovanissime, Effettive.
A lei, quindi, è affidata la cura e la formazione delle bambine dai 10 ai 15 anni, servizio per la pastorale parrocchiale che svolge sempre molto scrupolosamente attraverso un ascolto attento e libero da pregiudizi, dando loro fiducia anche nei casi di maggiore difficoltà, coinvolgendole in diverse attività annotate dal parroco.
“Formazione coraggiosa per la santità”
Ma per formare, occorre formarsi, lo sappiamo bene. E lo sapeva bene anche Lucia.
Prova ne è il foglietto di appunti su cui il parroco don Salvatore appunta lo schema della riunione di Presidenza Parrocchiale del 10 novembre 1928 in cui viene elaborato il programma associativo e le tematiche che saranno oggetto di riflessione negli incontri mensili delle associate sulla base delle indicazioni che vengono dalla Presidenza Nazionale e ricordate dall’Assistente Diocesano.
Anche la traccia dell’anno associativo 1928-29, “Formazione e formazione coraggiosa per la santità, per la vita interiore”, orienta Lucia nel percorso di totale consacrazione a Gesù che si concluderà proprio nel 1929 con il voto di verginità. A tale riguardo scrive Lucia al suo parroco don Salvatore il 2 febbraio 1929, festa della Presentazione di Gesù al Tempio, e al tempo di Lucia anche della Purificazione di Maria: “la mia prima Immolazione a Gesù col voto di verginità. Giorno più solenne della mia vita offerta allo sposo Gesù vittima d’amore, nel momento della Comunione il mio cuore batteva così forte che mi sono commossa, a vedere le mie amiche e con le mie piccole aspiranti che si facevano la comunione per la mia intenzione.”
Come anche il programma di vita che Pio XI indica per l’anno 1931-32, vivere “sempre più e sempre meglio”, rilanciata dall’Assistente Diocesano don Carlo Corvaglia in una sua lettera alle dirigenti parrocchiali della Gfci: “Sempre più e sempre meglio ancora, perché non soltanto più socie vogliamo, ma più sante anime che col loro amore travolgente, con la loro pietà infiammante amino e facciano amare davvero il Signore e la sua Chiesa …” sembra proprio essere la fonte di ispirazione dell’invocazione che Lucia rivolge al Signore e che troviamo nel suo quadernetto di preghiere scritte a mano: “Dolcissimo mio Gesù, mia delizia e mia vita, deh! Per la vostra misericordia fatemi santa! Ve ne prego, o Gesù, per ogni palpito di amore del vostro Cuore adorato deh! Fatemi santa…. Trattasi proprio della vostra gloria, dello scopo amorevole della vostra gloria, dello scopo amorevole della vostra Passione, della vostra brama più ardente.”
Il servizio catechistico e la formazione dei più piccoli
Continuando a scorrere il diario parrocchiale fino al 21 giugno 1931, troviamo ancora Lucia che, insieme a Chiara e Rita Scarano, svolge pure quello che oggi è riconosciuto come ministero del catechista curando la preparazione di 21 fanciulli e 22 fanciulle alla Prima Comunione con innumerevoli iniziative formative e ricreative da lei promosse nei locali della Azione Cattolica, collocati nella ex Chiesa di Sant’Angelo.
La morte di Lucia e la testimonianza di una comunità
La fine dell’estate del 1933, Anno Santo della Redenzione, indetto per celebrare i millenovecento anni dalla Redenzione, segna l’epilogo della vicenda umana di Lucia. La malattia ha segnato in maniera irrimediabile il corpo già minuto di Lucia e la tubercolosi ha ormai compromesso fatalmente il sistema respiratorio della giovane. Lucia muore all’età di soli 23 anni il 18 settembre 1933. Al suo funerale, dietro la Croce, in un lento, silenzioso e commosso corteo, filano i confratelli di Santa Maria degli Angeli, le dame eucaristiche, i membri del Terz’Ordine francescano secolare e le sue giovani di Azione cattolica che lei ha tanto amato insieme a tanta altra gente.
Una vocazione laicale profetica per il nostro tempo
La vita di Lucia, dunque, potremmo leggerla come avessimo tra le mani – e nel cuore – una tanto breve quanto altrettanto bella e intensa pagina di Vangelo intrisa di Azione cattolica. Una pagina che parla a noi, uomini e donne di questo tempo diverso ma per tanti versi così parimenti segnato da grandi tensioni sociali e politiche, raccontando la storia di una giovane donna che ha saputo interpretare bene i segni del suo tempo, benedicendolo e vivendolo profeticamente tanto da anticipatrice il Concilio Vaticano II con il suo vivere una vocazione laicale nella Chiesa attraverso l’Ac, dedicandosi alla formazione delle giovani donne affinché la loro vita potesse essere spesa nell’impegno e nella responsabilità.
E allora, cara Lucia, la tua relazione intima con Gesù Cristo alimentata da una spiritualità ispirata a San Francesco ci incoraggi e ci sproni a tenere sempre presente l’importanza della scelta associativa, di quella educativa e formativa e della testimonianza missionaria che caratterizza l’Azione cattolica per percorrere la via di una santità davvero possibile a partire dalla nostra quotidianità.







