Di fronte alle incertezze del presente, la Chiesa di Lecce non si tira indietro, ma rilancia con un’immagine biblica di speranza, audace e inconsueta, per celebrare la Giornata del seminario di oggi 18 gennaio: il ramo di mandorlo in fiore.
La potente metafora, scelta dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta e tratta dal Libro del profeta Geremia, è divenuta, quest’anno, il filo conduttore di una riflessione comunitaria sul futuro della Chiesa diocesana e delle vocazioni. Proprio come il mandorlo fiorisce in pieno inverno, annunciando la primavera, così le vocazioni al sacerdozio prefigurano un domani che sfida ogni difficoltà, un segno tangibile della fedeltà di Dio che non abbandona mai la sua Chiesa. La Giornata del seminario che celebriamo oggi diventa, così, un appello corale: un’occasione per l’intera diocesi di fermarsi a pregare il Padrone della messe e a sostenere concretamente il futuro della nostra Chiesa.
Il messaggio dell’arcivescovo (LEGGI) per questa Giornata assume un’importanza strategica: non si tratta solo di un incoraggiamento, ma di un vero e proprio invito alla corresponsabilità nel delicato compito di custodire e promuovere le vocazioni.
Al centro della sua riflessione vi è la domanda che Dio rivolge al profeta: “Che cosa vedi, Geremia?”. La risposta, “Vedo un ramo di mandorlo”, è carica di un significato profondo. Il mandorlo – che fiorisce sfidando il rigido inverno -, è il presagio della bellezza della primavera imminente. Per la Chiesa di Lecce, questa immagine diventa uno sprone a guardare avanti con incrollabile speranza, riconoscendo i segni della fedeltà di Dio anche quando le sfide sembrano impossibili da vincere.
In verità, in più occasioni, il presule ha sottolineato come questa fedeltà divina sia già visibile e concreta: “La nostra Chiesa – ribadisce il pastore nel messaggio per la Giornata – già sperimenta la fedeltà di Dio nella risposta generosa di quattordici giovani in cammino verso il sacerdozio”. Numeri (LEGGI) da non trascurare e che collocano la diocesi di Lecce in cima ad una speciale classifica regionale: in 13 si preparano nel seminario di Molfetta (di cui uno frequenta l’anno propedeutico); in due, avendo terminato la formazione in seminario, svolgono esperienza pastorale in altrettante comunità parrocchiali della diocesi; infine, Enrico (LEGGI), già diacono, è ancora alunno del Seminario Romano. Ma il dato confortante non può e non deve generare un’attesa passiva, ma interpella direttamente la coscienza di ogni fedele. Dalla fedeltà di Dio scaturisce una precisa responsabilità per la comunità, che si articola in due compiti fondamentali
Prima di tutto, la preghiera (SCARICA). L’ accompagnamento spirituale costante e sincero per i cammini vocazionali dei nostri seminaristi in cammino, riconoscendo che ogni vocazione è un dono da custodire prima di tutto con il sostegno della fede.
Come secondo impegno, non manchi il sostegno materiale: “opere di generosità necessarie per la loro formazione”, per assicurare ai futuri presbiteri la migliore preparazione umana, spirituale e culturale.
La risposta a questo appello alla corresponsabilità non si è fatta attendere. A dare corpo e gambe alla visione dell’arcivescovo sono don Flavio De Pascali e don Salvatore Corvino (LEGGI), che, su mandato di mons. Panzetta, hanno messo a punto un programma d’azione per trasformare ogni comunità parrocchiale in un fertile terreno vocazionale. Questa impostazione segna un’evoluzione cruciale per la diocesi: il superamento di una “pastorale dell’attesa”, che si limitava a raccogliere i frutti spontanei, a favore di una coraggiosa “pastorale della proposta”, che semina e coltiva scrupolosamente in terreni giovanili, familiari, culturali e pastorali sempre più complessi.
Suscitare, dunque. Ancor prima di accogliere per intraprendere un cammino di scrupoloso discernimento.
Il passo più significativo è l’istituzione della Comunità vocazionale diocesana presso la parrocchia cittadina di San Lazzaro. Nelle parole dell’arcivescovo, questa comunità è stata concepita per essere, “per tutti coloro che si domandano quale sia il progetto di Dio sulla propria vita, casa accogliente, terreno fertile dove far germinare i propri sogni, spazio nel quale Dio mostra fedeltà alle sue promesse di felicità”. A coordinare il delicato cammino di discernimento dei giovani che lo desiderano, dunque, don Flavio, nuovo parroco di San Lazzaro e con un’esperienza notevole nel campo delle vocazioni e dei seminari, e don Salvatore, direttore del Servizio diocesano di pastorale giovanile e vocazionale e, da qualche mese impegnato negli stessi ambiti anche a Roma, in Cei.
Il progetto è quello di una rete capillare sul territorio. L’equipe di pastorale giovanile e vocazionale si farà pellegrina nelle singole parrocchie con il duplice obiettivo di sensibilizzare le comunità locali a una nuova cultura vocazionale e di creare un legame forte tra le parrocchie, definite la vera “culla delle vocazioni”, e la nascente comunità vocazionale. A breve, saranno anche attivati percorsi specifici dedicati ai ragazzi e alle ragazze tra i 14 e i 19 anni. Iniziative coraggiose che trarranno la loro forza vitale dal coinvolgimento e dal sostegno di tutta la comunità diocesana, dai parroci, in primis, e dai singoli fedeli.
La Giornata del seminario è, dunque, un momento che, come sottolineato nell’ultimo reel (GUARDA) realizzato da don Flavio e da don Salvatore, mette al centro “tutti i nostri ragazzi, tutti i nostri giovani, la nostra Chiesa stessa”, perché dal coraggio delle nuove generazioni dipende il suo futuro. La loro lettera alla diocesi, pubblicata ieri da Portalecce (LEGGI), invita ogni membro della comunità ad assumere due atteggiamenti fondamentali: rendere grazie al Signore per le vocazioni e sforzarsi di non lasciare soli i giovani che manifestano i segni di una chiamata, orientandoli con delicatezza verso chi può accompagnarli.
“Fare sul serio con Dio” – come ripete spesso l’arcivescovo -, per un giovane, significa porsi domande di senso sulla propria esistenza. Per la comunità, invece, significa garantire che nessuno si senta solo in questa ricerca, ma sappia di avere accanto persone pronte a camminare con lui, “con lo stesso passo”.
La Giornata del seminario si rivela, dunque, molto più di una celebrazione: è un appello collettivo a diventare una Chiesa che sa generare, custodire, aver cura e accompagnare. Richiamando l’immagine iniziale del mandorlo in fiore, l’augurio dell’arcivescovo è che questo possa essere “un tempo di primavera”, un’occasione preziosa in cui “nutrire ancora una volta la bellezza della speranza”. Questa speranza non è un vago ottimismo – ce lo siamo sentiti ripetere per tutto l’Anno giubilare appena concluso – ma la certezza che Dio continua a chiamare e che una comunità unita nella preghiera e nella generosità può fare la differenza.
Una buona Giornata del seminario, quindi, a tutta la Chiesa di Lecce, chiamata a fiorire e a far fiorire la chiamata alla felicità che il Signore rivolge a ciascuno.








