Il card. Lazzaro You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il clero, in questi giorni permanenza nel Salento, dove, a Gallipoli, ha aperto Giubileo Agatino, ieri mattina nel seminario di Nardó, ha incontrato i sacerdoti della metropolia di Lecce (LEGGI).
Prima dell’assemblea interdiocesana del clero si è gentilmente offerto per un’intervista esclusiva a Portalecce.
Eminenza, il Salento è ancora una terra feconda, un grembo ancora di vocazioni sacerdotali, anche se la globalizzazione e il relativismo si fanno sentire anche qui: la denatalità avanza e, quindi, anche il calo delle vocazioni sacerdotali. Ma, oltre ai segnali di crisi, noi vogliamo guardare alle positività e quindi possono esserci dei segnali di speranza e quali eventualmente?
La nostra speranza è sostenuta dal fatto che noi seguiamo Gesù e viviamo come Lui ci vuole. Soprattutto a me – e anche agli altri – dico sempre che noi dobbiamo vivere il Vangelo. Chi vive il Vangelo, cambia se stesso. Chi vive il Vangelo ha un cuore aperto. E il Vangelo, in una parola sola, è il comandamento dell’amore. L’amore va verso gli altri e rende felici. L’amore apre il cuore a solidi rapporti di comunione. Questa è la nostra speranza. Un cristiano, un prete che vive così, attira le persone, anche i giovani e i ragazzi. Senza questa testimonianza, senza la testimonianza di un cuore che ama, i giovani non apriranno mai il loro cuore, non saranno attratti e non sceglieranno di seguire il Signore. Quindi è importante dare la testimonianza e aprire il cuore. Così nasce un nuovo rapporto, una nuova relazione, un dialogo fecondo e il desiderio di camminare insieme. Questo è bello, molto bello, bellissimo.
E allora, come rimediare alla crisi delle vocazioni al sacerdozio, soprattutto in Occidente?
Ma questo potrebbe succedere anche in Oriente, anche se è un po’ differente. Queste crisi ci sono sempre state. Perciò io dico sempre, prima a me stesso, poi anche ai vescovi e ai sacerdoti: dobbiamo condurre una vita esemplare per essere credibili agli occhi dei giovani. Dobbiamo essere sacerdoti felici, perché il Vangelo è gioia, il Vangelo è amore. La gioia e l’amore attirano le persone. Anche i giovani, quando vedono le cose belle, si impegnano, si buttano, ti seguono.
A proposito di gioia, eminenza, come giustamente afferma lei, il prete in primis deve essere una persona felice. E allora quali sono le idee per il futuro del cammino dei seminari? Quindi anche qualche sostegno per i preti giovani?
Quando Papa Francesco mi ha nominato prefetto del Dicastero per il clero, un mio amico vescovo mi ha scritto: “Lazzaro, ti auguro di non dimenticare che il tuo compito è che tutti i preti del mondo siano felici. Se non sono felici, la colpa è tua”. Queste parole, mi sono entrate nel mio cuore. Il mio compito è essere felice, un sacerdote felice e fare in modo che lo siano tutti i preti del mondo. Perché noi diciamo che il Vangelo è la buona novella? La buona novella è la pace, la gioia. Quindi noi seguiamo Gesù, che è gioioso. Se noi viviamo il Vangelo, siamo gioiosi come Lui. La gioia dovrebbe essere un’etichetta di tutti i sacerdoti, un’uniforme, perché la gioia viene dal cuore, va verso gli altri, contagia tutti.
Grazie, eminenza, ne faremo certamente tesoro. Allora, un’ultima raccomandazione circa la formazione permanente del clero.
La formazione permanente del clero è una questione molto importante. Ognuno nel proprio campo cerca di rinnovarsi, di aggiornarsi. E così avviene anche per noi sacerdoti. Ogni tanto è importante formarsi. Ma anche sentire il gusto dello e il piacere dello stare insieme, del sentirsi famiglia presbiterale e casa comune, comunione sacerdotale. Si dice che la Chiesa esiste, non per essere orfani, ma per diventare una grande famiglia. E i sacerdoti non possono essere persone sole ma devono vivere e agire in comunione tra loro. Questo amore reciproco nella relazione diventa una grande gioia. Anche la sofferenza, nella condivisione, diventa dono reciproco; e i momenti di difficoltà, attraversandoli insieme, pesano molto meno. Quindi la formazione permanente dei sacerdoti, mai da soli, ma sempre insieme. Perciò io dico sempre ai sacerdoti di diventare famiglia, sempre in relazione e in comunione tra loro.
Eminenza, la grande famiglia di Portalecce la ringrazia per la sua disponibilità e le augura buon ministero a servizio della Chiesa Universale.
Auguro io a tutti i sacerdoti del Salento tante belle cose, non soltanto alcune, veramente tante bellissime cose e soprattutto tantissimi sacerdoti santi. Grazie a voi.
Photogallery di Arturo Caprioli.







