Con due distinti editti, datati 11 febbraio 2026, il Vescovo, Mons. Fernando Filograna, ha ufficialmente reso noto l’avvio delle cause di Beatificazione e Canonizzazione di Suor Chiara D’Amato e di Lucia Solidoro, due figure che hanno segnato con la loro testimonianza il cammino di fede della nostra terra.

Suor Chiara D’Amato, la mistica delle Clarisse di Nardò

Nata a Seclì il 15 marzo 1618 con il nome di Isabella Chiara D’Amato, entrò giovanissima nel Monastero delle Clarisse di Nardò, dove professò i voti religiosi il 12 agosto 1648. La sua vita claustrale fu caratterizzata da intensa preghiera, amore al silenzio, spirito penitenziale e profonda dedizione alla vita comune.

La tradizione e la testimonianza dei contemporanei parlano di fenomeni mistici – estasi, visioni, apparizioni e spirito di profezia – che accompagnarono il suo cammino spirituale. Morì a Nardò il 6 luglio 1693, in fama di santità.

Con il passare dei secoli, tale fama non si è spenta, ma anzi si è consolidata. Accogliendo la richiesta del Postulatore, il Rev.do Sac. Angelo Antonio Corvo, il Vescovo ha disposto l’avvio ufficiale della causa, invitando i fedeli a collaborare.

Lucia Solidoro, “una vera vittima d’amore immolata”

Diversa per epoca e vocazione, ma non meno luminosa nella testimonianza evangelica, è la figura di Lucia Solidoro, nata a Gallipoli il 13 febbraio 1910 e morta il 18 marzo 1933.

Giovane laica, visse l’esperienza della malattia come via di offerta e di apostolato. Dalla sua stanza, nel cuore del centro storico di Gallipoli, divenne punto di riferimento spirituale per molti: educatrice alla fede, catechista, testimone di una sofferenza vissuta nell’amore e nell’abbandono fiducioso al Signore.

Alla sua morte, la città avvertì un senso diffuso di perdita, tanto che si diceva: “è morta la santina”. Il vescovo del tempo, Mons. Gaetano Muller, arrivò a comporre una preghiera in cui chiedeva al Signore di vedere glorificata, anche su questa terra, la giovane Lucia, definita “una vera vittima d’amore immolata”.

Anche per lei, su richiesta del Postulatore, è stato ora avviato il percorso canonico verso il riconoscimento ufficiale della sua santità.

L’invito ai fedeli: memoria, documenti e testimonianze

Con gli editti pubblicati, la Diocesi invita tutti i fedeli a far pervenire al Tribunale Diocesano (piazza Pio XI, 24 – Nardò) eventuali notizie utili – favorevoli o contrarie – riguardanti la fama di santità delle due Serve di Dio.

Si chiede inoltre di consegnare eventuali scritti loro attribuiti (diari, lettere, appunti o altri testi privati), qualora non siano già stati trasmessi alla Postulazione. Chi desiderasse conservare gli originali potrà presentarne copia debitamente autenticata.

Gli editti rimarranno affissi per 30 giorni in tutte le parrocchie, monasteri e istituti religiosi della Diocesi e saranno pubblicati nel bollettino diocesano.

Un segno per il nostro tempo

L’avvio di queste due cause rappresenta un segno forte per la comunità diocesana: la santità non è lontana né astratta, ma prende forma nella clausura silenziosa di un monastero come nella stanza di una giovane malata; si radica nella nostra storia e continua a parlare al presente.

La Chiesa di Nardò-Gallipoli guarda così al proprio passato non con nostalgia, ma con gratitudine e speranza, riconoscendo nei suoi figli e nelle sue figlie esempi di fede vissuta radicalmente, capaci ancora oggi di illuminare il cammino del popolo di Dio.

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