In questa quarta domenica, detta Laetare, dalle parole dell’Antifona di ingresso della celebrazione, emerge il tema della luce da cui nasce la gioia. “Qual è la ragione profonda di questa gioia? Ce lo dice il Vangelo odierno, nel quale Gesù guarisce un uomo cieco dalla nascita. La domanda che il Signore Gesù rivolge a colui che era stato cieco costituisce il culmine del racconto: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?” (Gv 9,35). Quell’uomo riconosce il segno operato da Gesù e passa dalla luce degli occhi alla luce della fede: “Credo, Signore!” (Gv 9,38). È da evidenziare come una persona semplice e sincera, in modo graduale, compie un cammino di fede: in un primo momento incontra Gesù come un “uomo” tra gli altri, poi lo considera un “profeta”, infine i suoi occhi si aprono e lo proclama “Signore”. In opposizione alla fede del cieco guarito vi è l’indurimento del cuore dei farisei che non vogliono accettare il miracolo, perché si rifiutano di accogliere Gesù come il Messia. La folla, invece, si sofferma a discutere sull’accaduto e resta distante e indifferente. Gli stessi genitori del cieco sono vinti dalla paura del giudizio degli altri” (Benedetto XVI, Angelus 3 aprile 2011). Le azioni di Cristo per ridare la vista a quest’uomo cieco sono piene di simbolismo. Per prima cosa mescola la terra con la saliva e cosparge gli occhi con questo fango. Questo passo ricorda il passo del libro della Genesi in cui si narra la creazione dell’uomo come una figura di fango alla quale il soffio di Dio infonde la vita (Gn 2,7). Gesù, guarendo quell’uomo, sta compiendo una nuova creazione. Quest’uomo, cieco dalla nascita, nascerà di nuovo, inizierà una nuova vita, riacquistando la vista. Poi Gesù gli dice di andarsi a lavare nella piscina di Siloe, e quell’uomo va, si lava, e recupera la vista. L’acqua di quella piscina che lava i suoi occhi è simbolo dell’acqua battesimale, che ci rende capaci di vedere con la luce della fede.

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico

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