In un clima di grande raccoglimento e compostezza, l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta ha presieduto ieri pomeriggio l’Azione liturgica del Venerdì Santo.

 

 

Accanto a lui il parroco della cattedrale e delegato arcivescovile ad omnia don Vito Caputo, don Antonio Montinaro e don Nicola Macculi e don Biagio Miranda.

Il servizio liturgico è stato curato dai seminaristi teologi leccesi guidati dal segretario particolare dell’arcivescovo don Andrea Gelardo; l’animazione canora, invece, è stata a cura del coro della cattedrale diretto dal maestro Antonio Calabrese.

Dopo la lettura della Passione secondo l’evangelista San Giovanni è toccato al presule, nella sua omelia (IL TESTO INTEGRALE), fornire alcune chiavi di lettura per comprendere il dono d’amore del Signore.

Tante, troppe volte, dinanzi alla Passione di Cristo può insinuarsi la tentazione di guardarla come un atto eroico, come qualcosa che può esaltare la divinità del Signore a svantaggio della umanità fallibile. Mettersi dinanzi a questo racconto è prendere coscienza che Cristo è venuto e si è offerto per essere il rivelatore del volto misericordioso di Dio.

Belle, a tal proposito, le parole di Panzetta: “Come abbiamo ascoltato nella narrazione, Gesù dice ‘di essere venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità’. Gesù porta a compimento la sua testimonianza sulla verità, sulla croce. Per Giovanni, la croce è la rivelazione definitiva del volto di Dio. Per Giovanni, sulla croce, Gesù, ci ha fatto conoscere il vero volto di Dio”.

L’atteggiamento che dinanzi al Crocifisso deve prevalere è la meraviglia e lo stupore grande che scaturisce dal vedere la propria esistenza rinnovata e ricreata dalla donazione totale del Maestro.

“La morte di Gesù – prosegue l’arcivescovo di Lecce – è un grande gesto d’amore che Dio mostra nei confronti di quelli che lo hanno rifiutato: questo basterebbe per riempire il nostro cuore di stupore, di gratitudine; Gesù muore non manifestando ostilità nei confronti di chi lo uccide, ma muore con un grande gesto d’amore. Egli risponde con l’amore, al rifiuto, per l’evangelista San Giovanni sulla croce Gesù non ha fallito, ha vinto perché proprio morendo, manifestando l’amore di Dio, lui ha portato a compimento la sua missione”.

Occorre, allora, compiere un vero e proprio pellegrinaggio spirituale per recarsi con animo e cuore lì, sotto quel patibolo doloroso e mettersi accanto a Maria per vedere i frutti donati da Gesù alla sua Chiesa con il Mistero pasquale.

Il primo dono del Crocifisso è stato la nascita della Chiesa intesa come famiglia e l’ha voluta tale affidandola alle cure premurose di una madre come la Madonna che ha dovuto compiere un vero pellegrinaggio esodale.

Continua il presule: “Il Signore ha chiesto a Maria di allargare il cuore, un po’ come stava avvenendo per il suo: allargare il cuore per accogliere tutti i discepoli diventando la madre della Chiesa, la madre spirituale di tutti coloro che, come il discepolo amato, seguono il Maestro. E il discepolo la prese tra le cose più preziose che Gesù gli ha consegnato, tra le cose di sua proprietà, tra le cose che costituiscono la sua identità. Dunque, Gesù sulla croce ha fatto germinare la Chiesa, affidandola alla maternità di sua madre. Il primo grande dono è questo”.

Tra i regali del Crocifisso alla sua sposa vi è, poi, lo svelamento della sua identità che avviene nel momento in cui non gli viene spezzato alcun osso: questo gesto è il gesto proprio dell’agnello per cui, sul talamo della croce, Gesù si impone all’attenzione della storia come il nuovo agnello.

Prosegue l’arcivescovo di Lecce: “Per San Giovanni, Gesù sulla croce è il nuovo e definitivo agnello pasquale. E come l’agnello pasquale dell’Esodo aveva salvato quel popolo e lo aveva fatto passare dalla schiavitù alla libertà, ora l’agnello crocifisso ci fa passare dalla schiavitù al peccato alla vita nuova. […] Si compie dunque come un’inclusione. La vita pubblica di Gesù è cominciata quando il Battista gli ha detto ‘Tu sei l’Agnello di Dio’. E si compie come Agnello di Dio, crocifisso. Tutta la missione di Gesù è quella di diventare Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”.

L’ultimo dono di inestimabile portata che promana dalla croce è dato dai sacramenti che scaturiscono dal costato trafitto del Maestro e dal quale sgorgano abbondanti sangue ed acqua; al dir di Panzetta, pertanto, tutto quanto avviene nella vita ecclesiale sacramentale affonda le sue radici nell’evento del Golgota. ” Il sangue – prosegue il pastore salentino – è la vita di Gesù e l’acqua è lo Spirito santo che attualizza il dono della vita di Gesù: noi sappiamo che questo avviene continuamente nei sacramenti che sono il sangue, cioè la vita di Gesù attualizzata – qui e ora – dal dono dell’acqua dello Spirito santo. […] E se oggi tu ti puoi inginocchiare a ricevere il perdono, è per l’amore crocifisso. E se oggi tu ti puoi accostare al banchetto dell’Eucaristia, è per l’amore crocifisso. E se tu sei diventato creatura nuova nel battesimo, è per l’amore crocifisso. E se un uomo e una donna si uniscono nell’amore e diventano sposi nel sacramento del matrimonio, è per l’amore crocifisso e se esistono coloro che ricevono il dono dell’ordine, è per l’amore crocifisso”.

Terminata l’omelia la celebrazione è proseguita con l’adorazione della croce e la santa comunione, momenti che hanno arricchito una giornata che, nella vita di fede di ogni battezzato ha un posto di particolare rilievo perché capace di riportarlo all’Essenziale, Cristo Gesù.

Oggj, Sabato Santo, giornata di silenzio, alle 22 l’arcivescovo presiederà la Solenne Veglia Pasquale nella notte santa (LEGGI) portando, così, a compimento i giorni santi, centro e fulcro di tutto l’anno liturgico.

Domani, Pasqua di Risurrezione, alle 9, presiederà l’Eucarestia a Borgo San Nicola e alle 11 il Solenne Pontificale di Pasqua in cattedrale.

 

Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

 

 

 

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