Nella Via Crucis cittadina, guidata dall’arcivescovo padre Franco Moscone, la comunità si è raccolta per camminare insieme nella memoria della Passione, condividendo dolore, fede e speranza.

Manfredonia, 3 aprile 2026

Il messaggio dell’arcivescovo al termine della Via Crucis

Segnati da dolcezza, ma anche da tanti dolori e sofferenze, con la Croce del Signore portiamo la vita di tutti noi e di tutte le famiglie di questa zona e di questa Città.

In particolare vorrei ricordare questa sera e dire che siamo vicini alla famiglia del piccolo Antonio che è venuto meno all’età di due anni. Il loro dolore, la loro sofferenza e dire che anche per ognuno di noi, la domanda “perché?” non trova risposta. Abbiamo però la speranza che la sofferenza non è persa, non è trascurata, ma è abbracciata dalla Croce del Signore Gesù. La loro sofferenza è anche la nostra, la loro domanda è anche la nostra.

È difficile continuare dopo questa notizia, ma la vita vince sempre. Quello che conta è non essere insensibili, come abbiamo ascoltato nella meditazione alla tredicesima stazione. Dobbiamo veramente abbandonare dai nostri cuori ogni insensibilità se vogliamo costruire una società e una città veramente solidale, coesa, unita e che sappia camminare insieme. Facendosi carico di tutti, incominciando da chi ha più bisogno, chi si trova in maggiore difficoltà, dai poveri, dagli ultimi, dai senza casa, dagli anziani soli e abbandonati, dai bambini e ragazzi non accuditi, dai tanti ammalati e feriti dalla vita. Veramente l’insensibilità non faccia parte del nostro pensare, del nostro voltare lo sguardo alla realtà che è fatta di persone in carne ed ossa, di persone sofferenti.

Nell’ultima stazione è stato letto un brano del Vangelo di Luca, con un’osservazione che ci potrebbe sfuggire: è il richiamo al momento che era come questa sera, la sera del venerdì che precedeva il grande sabato. E l’evangelista Luca osserva che al termine della sepoltura di Gesù già splendevano le prime luci del sabato. Insieme all’insensibilità, alle sofferenze e al male, non venga meno la sensibilità al bene, ai segni di luce che non mancano mai nella nostra storia e nei nostri ambienti. Dobbiamo essere sensibili alla sofferenza e ai semi di vita e di gioia che sono presenti e che già germogliano.

Credo che nel percorso che abbiamo fatto insieme questa sera, qui nel quartiere della Croce, non solo abbiamo detto l’impegno a farci carico e ad essere solidali con i tanti nel bisogno, ma abbiamo anche lanciato una certezza di speranza, un segno di luce per tutti, perché il Signore ha davvero preso su di sé le nostre sofferenze e ha con il suo sangue irrigato i semi e i germogli di bene presenti in tutti noi e in tutti i nostri ambienti. Anche qui, nel quartiere in cui abbiamo percorso la Via Crucis, nell’intera nostra Città, Diocesi e nel mondo, le prime luci del sabato sono presenti nel mondo intero e sono certo che sono più forti dei rumori di male, delle urla di guerra e di violenza che sembrano invece sopraffarci.

Facciamo crescere la nostra fede, apriamo le nostre mani e le nostre braccia alla carità e alla solidarietà e diventiamo segni di speranza per tutti, per il mondo intero, per le generazioni in crescita. Il futuro è nell’amore e nella vita e nella pace e noi ne siamo artigiani e sentinelle.

Che il Signore benedica il nostro camminare ogni giorno nei nostri ambienti, nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro e di svago, di cultura e di crescita.

Amen.

Foto: Leonardo Ciuffreda

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