“Domani celebreremo la Giornata mondiale delle vocazioni e quindi chiediamo a don Mario di farsi nostro portavoce presso Dio”.
“Noi abbiamo bisogno di presbiteri come lui e quindi chiediamo… Caro don Mario, chiedi al Signore di mandarci presbiteri come te. Abbiamo bisogno di gente semplice, abbiamo bisogno di gente gioiosa, abbiamo bisogno di presbiteri fedeli”. Così si è conclusa l’omelia (IL TESTO INTEGRALE) pronunciata dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta durante la messa esequiale che ha presieduto nella chiesa parrocchiale di San Matteo per volgere l’ultimo saluto a don Mario De Nunzio, deceduto ieri alla veneranda età di quasi 94 anni (LEGGI).
Pur non avendo avuto la possibilità di conoscerlo approfonditamente, il pastore aveva colto le virtù di un ministero lungo una vita, rimanendone edificato: “Io l’ho conosciuto anche se non aveva più questa grande lucidità però, ricordo di averlo conosciuto con la Famiglia Cristiana aperta tra le mani: voleva scrutare, stare dentro il cammino della Chiesa. Mi ha colpito questo ma anche quella serenità, la dignità con cui ha vissuto gli ultimi tempi della sua vita”.
Panzetta si è anche soffermato sui numerosi servizi svolti in diocesi da don Mario e dopo averli elencati ha aggiunto: “Tanti servizi alla Chiesa diocesana. Ecco la mappa della sua vita e questo è il lavoro, quello pubblico, quello certificato dalle nomine, quello che rimarrà negli archivi, però nella vita di un prete c’è tanto lavoro nero, tanto servizio a Dio che non passa attraverso cariche o nomine: tanti incontri, tanti incoraggiamenti, tanti accompagnamenti di persone. Io ritengo che questo lavoro, questo servizio sia molto più grande di quello certificato canonicamente negli impegni che riceviamo, perché il ministero non è il lavoro di un prete, è la vita di un prete”.
“Io sono certo – ha concluso l’arcivescovo rivolgendosi affettuosamente a don Mario – che il Signore ti accoglierà tra le sue braccia e sono certo che tra le braccia del Signore non ti dimenticherai mai della nostra Chiesa, di quello di cui abbiamo bisogno, di quello che è necessario per essere continuatori dell’opera di Dio nel mondo”.







