“Tutti insieme a casa di Maria per affidarle i nostri propositi di bene, a Lei che è un vaso di creta riempito del grande tesoro dell’Incarnazione”.
Con queste accorate parole dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, i giovani della diocesi si sono ritrovati, presso il santuario della Madonna di Capocolonna a Crotone, per vivere l’ultimo giorno della loro vacanza in Calabria.
La celebrazione eucaristica è stato il momento forte della giornata, durante il quale ciascuno ha posto ai piedi dell’altare la propria vita rappresentata in un coccio di creta con su scritta una vulnerabilità da accogliere e da affidare nelle mani di Dio perché la impreziosisca con la sua grazia. Appassionata l’omelia con cui il presule ha approfondito il Prologo di Giovanni, ponendo in evidenza l’immagine della luce. Il Verbo, infatti si è incarnato per portare agli uomini una rivelazione luminosa che permette di conoscere con autenticità il volto di Dio e il volto dell’uomo. Quella di Cristo è una luce vera, per tutti, che splende nell’oggi portando significato alla vita e che non può essere vinta dalle tenebre, cioè dai “no” o dai rifiuti dell’uomo. Queste parole sono diventate una consegna per i ragazzi che sono statti invitati dall’arcivescovo a fare con coraggio la loro parte e ad affidarsi a Maria perché li aiuti ad accogliere il dono della luce del Verbo.
Due giorni vivi e vivaci che hanno segnato tutti. Lo stesso arcivescovo – che è tornato con gioia a far conoscere ai “suoi” giovani le terre in cui ha iniziato il ministero episcopale -, ha così commentato: “Che cosa mi rimane di quest’esperienza? Il fatto di aver vissuto insieme una fraternità semplice, accogliente e vera. Mi rimane anche la bellezza dei posti che abbiamo visitato che ci hanno permesso di confrontarci con chiese molto antiche nelle quali il Signore è stato seguito, amato, adorato. È stata una grazia conoscere i segni della fede che in esse si coglie e che hanno scaldato anche il nostro modo di credere. Soprattutto penso ai tanti di questi ragazzi che per la prima volta hanno conosciuto la chiesa di Cosenzae di Crotone e che qui hanno scaldato i cuori e interrogato la propria vita. Un’esperienza di luce, dunque che nasce dalla Parola e che si è concretizzata nell’incontro tra chiese che si scambiano i doni”.
Anche per i ragazzi è stato un viaggio che ha donato senso. Come dice Pierluca Danilo Longo (18 anni): “È stata un’esperienza piena di riflessioni profonde e di divertimento, durante la quale ho compreso che le nostre fragilità possono essere in realtà la nostra forza più profonda perché ci stimolano a proseguire il nostro cammino di fiducia nel Signore”.
Commenta ancora Chiara Pastore (18 anni): “Penso che questa esperienza mi sia servita molto poiché mi ha messo nuovamente a stretto contatto con persone con cui non avevo molta confidenza ma con le quali sono riuscita a creare dei bellissimi rapporti. Mi ha insegnato a saper affrontare situazioni, a volte difficili, sempre con il sorriso. Mi porto con me la consapevolezza che non sempre tutto è scontato, ma qualsiasi situazione, con le persone giuste si può affrontare”.
Anche Irene Melaccio (16 anni) ha avuto parole di apprezzamento per quanto vissuto: “Quest’esperienza mi ha permesso di capire che non tutte le fragilità sono dei difetti che ostacolano l’agire di Dio, ma che queste possono diventare possibilità ed opportunità. Mi ha colpito tanto il paragone con il vaso di creta perché mi ha aiutato a capire come la mia vita pur se semplice e fragile è un tesoro che racchiude tanta bellezza”.
Parole di gratitudine e lode a Dio e a ciascuno dei presenti per quanto vissuto sono quelle di don Salvatore Corvino, direttore del Servizio diocesano di pastorale giovanile che così ha concluso: “Abbiamo vissuto alcuni giorni di stacco dalla routine quotidiana e, nella semplicità, ci siamo gustati anzitutto l’importanza delle relazioni e la condivisione della vita. Certamente non la neve ma la capacità di sapersi reinventare stando sempre nella gioia e nell’essenzialità. E poi mi restano gli sguardi veri dei ragazzi che si sono messi in gioco nella certezza di avere tutti un grande tesoro da custodire per scoprire la grandezza del progetto di Dio”.
Ciascuno col proprio coccio di creta e soprattutto con una consapevolezza maggiore di volersi fidare di Dio, i giovani sono rientrati nelle loro case, pronti a rivedersi venerdì 23 gennaio per il secondo appuntamento di “Scendi in cripta”… per continuare, insieme, a custodire e dipingere con colori intesi, il prezioso e fragile tesoro della propria vita.
Photogallery di don Emanuele Tramacere.







