Stiamo vivendo momenti di grande incertezza, siamo tutti attoniti al cospetto degli scenari di guerra che si moltiplicano. I potenti della terra che a parole propagandano la Pace, nei fatti attuano una politica di neo imperialismo che non rispetta il diritto internazionale e mette a rischio la convivenza civile di uomini e donne che in tutto il pianeta vivono un clima di terrore.
“È davvero preoccupante questo venir meno del diritto internazionale: alla giustizia è subentrata la forza, alla forza del diritto si è sostituito il diritto della forza, con la convinzione che la pace possa nascere solo dopo che il nemico è stato annientato” dice il cardinale Parolin ai media vaticani. Nell’ “età del caos”, libera da ogni vincolo giuridico internazionale, tesa ad affermare solo rapporti di forza con lo strumento della guerra, ormai derubricata, è necessario mettere in luce i gesti e le parole profetiche di tanti operatori di pace di ieri e di oggi della Chiesa.
Papa Leone XIV all’Angelus di domenica 1 marzo ha invocato la via della diplomazia affinché possa realmente ritrovare il ruolo di promozione del bene dei popoli che aspirano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia e la pace. Ha rilanciato la preghiera universale per tutti i teatri di guerra, dalla Palestina all’Afghanistan, all’Iran e al resto del mondo in fiamme.
«Solo la pace, dono di Dio, può sanare le ferite tra i popoli».
Come laici, siamo impegnati a promuovere nelle comunità civili della nostra diocesi gesti di pace, azioni concrete che possano educare le giovani generazioni ad intraprendere percorsi generativi sull’esempio del Venerabile vescovo don Tonino Bello, punto di riferimento concreto dei nostri passi.
Siamo vicini alle popolazioni martoriate dalla guerra. Una guerra a pezzi, ibrida, da cui non è possibile difendersi, che si confonde con il terrorismo. Una guerra esibita, esaltata per la sua capacità distruttiva, chirurgica, considerata inevitabile da tanti politici. Si usano mezzi sofisticati per colpire obiettivi precisi, ma non si risparmiano le popolazioni inermi, le città, gli ospedali, le scuole, i luoghi di aggregazione. Che fare? Non farsi contagiare dalla realpolitik, né farsi schiacciare da rassegnazione e assuefazione. Tenere desto il nostro senso critico dinanzi alla propaganda di guerra, al sensazionalismo di tanti titoli gridati. Non rinunciare ad essere informati, attingendo notizie da fonti giornalistiche e siti accreditati e mai da post pubblicati sui social di cui si ignorano gli autori.
Può sembrare poco, ma tanta parte della propaganda di guerra si fonda sull’informazione falsa, guidata da potenti lobby che lucrano dall’economia della guerra. Non esitiamo ad esigere, chiedere, invocare la pace con gli strumenti della nonviolenza: petizioni, cortei, atti di disobbedienza civile. Facciamo sentire la nostra voce.
Non rintaniamoci in casa, lasciandoci anestetizzare le coscienze. Anche questo è un modo concreto per essere artigiani di pace!
Il direttivo della Consulta Diocesana delle Associazioni Laicali
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