L’incontro di formazione per gli operatori sinodali della Chiesa di Lecce avvenuto ieri sera nell’aula magna della nuova sede della Curia arcivescovile di Lecce a Castromediano, ha posto come obiettivo quello di superare le azioni di routine per rivisitare le congetture mentali abitudinarie e progettare con maggiore consapevolezza, mettendo sempre al centro la persona nelle sue evoluzioni umane e spirituali.
Dopo il momento di preghiera, sotto la benedizione dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, a guidare l’assemblea, collegato in videoconferenza, don Michal Vojtáš, figura di spicco nel panorama accademico e pedagogico salesiano, originario della Slovacchia, attualmente vice-rettore dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, che ha trattato il tema della progettazione trasformativa, “Pro-gettare le reti oggi”, basato sulla teoria di un approccio volto a modificare le prospettive di significato, i valori e gli schemi mentali attraverso la riflessione critica su di sé e sulle proprie esperienze.
La progettazione pastorale – ha spiegato Vojtáš – non può essere ridotta a un semplice esercizio tecnico, fatto di obiettivi, attività e ruoli formalizzati in un documento, ma si configura piuttosto come un processo integrale, che coinvolge non solo ciò che è esplicito, ma anche ciò che vive nella mentalità, nelle relazioni e negli atteggiamenti delle persone.
In questa prospettiva, pro-gettare significa avviare una trasformazione di chi progetta, accogliendo una vocazione al cambiamento profondo. Accanto alla logica tradizionale degli obiettivi – articolata in analisi, progettazione operativa e verifica – emerge una visione più ampia, centrata sulla comunità e sulla sua identità. La progettazione nasce dall’incontro con la realtà concreta, non da schemi astratti: è uno sguardo incarnato, capace di leggere le situazioni a partire dall’esperienza vissuta.
La fase descrittiva diventa allora uno spazio di ascolto, in cui diversi saperi si integrano senza giudizio, superando barriere come la paura di esprimersi o l’incapacità di riconoscere ciò che accade.
Segue poi l’interpretazione comunitaria, che unisce ragione e fede. I dati raccolti vengono riletti alla luce del Vangelo, coinvolgendo anche la dimensione emotiva delle persone. Solo così si può generare un cambiamento autentico, che non sia superficiale ma trasformativo.
La visione, quindi, non è un elenco di cose da fare, ma un’immagine condivisa di ciò che la comunità desidera diventare. Essa nasce da narrazioni, esperienze e sperimentazioni concrete, capaci di suscitare entusiasmo e orientare l’azione.
Infine, la progettazione operativa traduce questa visione in scelte e percorsi. Tuttavia, non si tratta di un piano rigido, ma di è un processo dinamico, che richiede continuo discernimento e adattamento. Solo mantenendo un equilibrio tra risultati e relazioni, tra organizzazione e senso, la progettazione può diventare davvero uno strumento di crescita e trasformazione.
“Quello che è emerso dall’incontro con il professor Vojtáš – il commento di Giuseppina Capozzi, referente diocesana sinodale, al termine dell’assemblea – è non solo la parte tecnica che pur ha esposto in maniera molto erudita, chiara, e essenziale, ma se si guardano i termini che lui ha usato, di condivisione, di mettere tutti al corrente di ciò che si fa, quindi scelte condivise, inclusività, convergenza, sintonizzazione, tutta la sua relazione è stata esposta in questa ottica, quindi sì la tecnica, ma non al primo posto”.
Una tecnica che sappia rileggersi, riguardarsi, rimettersi in discussione, raddrizzando, – come ha riferito il sacerdote slovacco -, cioè correggendo il percorso continuamente, in una visione poi che sia condivisa, e metta tutti in ascolto, soprattutto di chi è lontano.
La competenza e l’esperienza del relatore dell’incontro sinodale hanno donato alla comunità diocesana una maggiore comprensione nel progettare, grazie agli strumenti metodologici per trasformare l’ascolto fatto dalla Chiesa di Lecce in un progetto pastorale concreto e innovativo, trasformando la pastorale in una testimonianza viva e vicina alle reali domande di fede di questo nostro tempo. Quindi apriamoci, continuiamo il cammino sinodale nell’ascolto.
Photogallery di Arturo Caprioli.







