La Consulta delle aggregazioni laicali della diocesi di Lecce incontra l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta il prossimo martedì 7 ottobre alle 20 presso il Centro diocesano di pastorale e cultura “Giovanni Paolo II”.

 

 

 

Questa è l’opportunità di presentarsi per la prima volta ufficialmente al nuovo pastore, per farsi conoscere, ascoltare e indicare le prospettive lungo le quali lo Spirito desidera condurre la Chiesa di Lecce.

La Consulta diocesana delle aggregazioni laicali è luogo di incontro delle associazioni, movimenti e gruppi dell’apostolato dei laici e ha lo scopo di accrescere l’unità e la comunione del Popolo di Dio, con la reciproca conoscenza, la comune riflessione, il confronto di idee ed esperienze e il coordinamento degli impegni apostolici.

Tra gli scopi precipui della Consulta ci sono quelli di promuovere la comunione ecclesiale ed evidenziare il rapporto tra fede e cultura, fede e storia, proponendo, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, confronti sui temi contemporanei per una complessiva crescita spirituale, civile e sociale della città.

Ma come siamo arrivati a questo, nel cammino umano e spirituale della Chiesa?

La più approfondita presa di coscienza sulla dignità cristiana, l’appartenenza ecclesiale e la responsabilità missionaria dei fedeli laici è stato uno dei frutti più importanti del Concilio Vaticano II.

Lumen Gentium e Gaudium et Spes hanno illuminato la vocazione e dignità battesimale dei fedeli laici, la loro partecipazione alla missione della Chiesa, il loro peculiare contributo di ordinare e trasformare il mondo secondo il Vangelo. Ricordiamo San Giovanni Paolo II, nel ventesimo anniversario dell’Apostolicam Actuositatem, quando sottolineava “il pieno riconoscimento della dignità e della responsabilità dei laici, in quanto christifideles, in quanto incorporati a Cristo… in quanto partecipi di questo mistero di comunione, in virtù del sacramento del battesimo e della cresima, e del conseguente sacerdozio comune e universale di tutti i cristiani”.

Dal senso di appartenenza dei fedeli laici si svilupparono, negli anni del post-Concilio, forti impeti e correnti di partecipazione di successive generazioni di laici nella vita della Chiesa: una presenza attiva e una crescente presa di responsabilità nelle più diverse comunità, servizi e istituzioni del Popolo di Dio, grazie anche ad un graduale processo di riconoscimento della valorizzazione della complementarità tra i ministeri e carismi.

L’esigenza di un metodo o cammino, per condurre una moltitudine di battezzati verso la formazione di un popolo di discepoli, testimoni e missionari di Cristo, non si risolve con la semplice moltiplicazione di corsi e seminari per i laici. Lo stile cristiano è quello di un incontro guidato con l’esperienza personale di fede, che si declina nella trama della propria vita come ricerca continua di senso.

Per Guzmán M. Carriquiry Lecour, la questione fondamentale della formazione cristiana dei laici, come affermava il Concilio Vaticano II, è il superamento del divorzio tra fede e vita, che è riflesso della rottura tra Vangelo e cultura.

I movimenti ecclesiali e le nuove comunità, per Papa Francesco, sono chiamati a custodire e rinfrescare i propri carismi per un rinnovato impeto missionario in tutti gli ambienti, in tutte le periferie dell’umano.

Oggi Papa Leone XIV chiede di ritrovare la sostanza della nostra fede, di non lasciarci rinchiudere nelle logiche dell’appartenenza ristretta, del ‘noi’ contrapposto agli altri, di non chiuderci nel nostro piccolo gruppo e di non sentirci superiori (Giubileo delle aggregazioni laicali, 18 maggio – Roma).

Nel solco di Francesco, Papa Leone ci invita a una nuova tappa del cammino sinodale: uscire dalle proprie sicurezze, “sporcarsi le mani” nei solchi della storia, essere “ospedale da campo” e “madre dal cuore aperto”.

 

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