Dopo la pubblicazione del sussidio guida per i percorsi prematrimoniali, l’Ambito Famiglia ha promosso un primo laboratorio esperienziale sul tema, che si è svolto lo scorso 10 gennaio presso la splendida cornice del Seminario diocesano, appena ristrutturato. Guidati dai coniugi Flavia Avona e Claudio Amerini (Diocesi di Mantova), esperti in pastorale familiare e accompagnamento delle coppie, i referenti dei percorsi familiari e per nubendi della nostra Diocesi si sono lasciati condurre durante il pomeriggio in un’esperienza intensa e coinvolgente. L’obiettivo era quello di offrire agli operatori un’esperienza formativa e laboratoriale per ripensare l’itinerario per nubendi come cammino di fede di tipo catecumenale, integrando annuncio, accompagnamento, discernimento e vita comunitaria.
Come ci racconta Amelia De Pascali, dell’equipe diocesana dell’Ufficio famiglia, «il tempo dedicato alle attività di gruppo è stato un tempo prezioso fatto di semplicità, ascolto, racconto non di cose fatte o da fare ma di esperienze reali, di punti di vista condivisi e di altri accolti senza giudizio, ma pur sempre degni di attenzione e ascolto».
L’esperienza, infatti, è stata progettata dagli Uffici e dagli esperti per integrare con la narrazione la riflessione personale sulle esperienze in essere e l’ascolto delle realtà vicine, al fine di lasciar emergere punti di forza e necessità condivisi. Grazie al metodo della conversazione spirituale è stato possibile raccogliere le diverse prospettive, tutte interessanti e importanti, che l’Ambito Famiglia potrà spendere nella lettura del contesto e nella programmazione degli step successivi.
L’accompagnamento ai vari passaggi, anche ludici, del laboratorio ha permesso ai partecipanti di ritornare sui punti cardine della teologia e la spiritualità del matrimonio, così come sull’importanza dello spirito di squadra nella progettazione dei percorsi pastorali per le famiglie e i nubendi. Illuminati dalla Parola di Dio, spazio generativo del cambiamento, si è cercato di rilanciare un metodo di condivisione e di progettazione dei saperi che tenesse insieme relazione e immagini, con risultati molto interessanti. Confida Amelia: «Posso dire che ciò che personalmente mi rimarrà più impresso di questo incontro è la seconda parte che riguardava alcune attività ludico-laboratoriali».
Attraverso alcune tecniche di apprendimento a sfondo ludico ed esperienziale, i nostri esperti hanno spronato i partecipanti a costruire saperi condivisi con la realizzazione di oggetti che simbolicamente identificavano la propria idea concreta di Chiesa e di pastorale familiare: «Non è mancato lo stupore delle idee di una “pastorale in divenire”, che si incastonavano proprio come i mattoncini dei Lego, che per alcuni aspetti ci hanno fatto tornare bambini». Sono emerse tante prospettive condivise e molti punti di contatto, anche da progetti diversi in partenza, che confermano la prassi sinodale come via per coniugare il Vangelo della famiglia al tempo presente.
L’esperienza, che si completerà con il secondo appuntamento fissato per il prossimo 18 aprile, è stata un cantiere di riflessione, preghiera, leggerezza, gentilezza, relazione e ha consegnato tecniche e idee da riproporre facilmente negli itinerari diocesani per i nubendi. «Il messaggio – conclude Amelia – che si è impresso nella mia mente è quello di non cercare modi nuovi strabilianti o peggio ancora false imitazioni, che poco sono attinenti alla realtà, piuttosto occorre partire con ciò che uno è ed ha a disposizione e procedere con lo sguardo fisso su Gesù, a piccoli passi possibili, come ci ricorda Santa Teresina, senza scoraggiarsi e senza aspettarsi applausi, ma con il cuore colmo di gratitudine».







