Si è chiuso oggi a Roma, nel giorno dell’Epifania, l’Anno Santo dedicato, per volere di Papa Francesco, alla speranza. Con la chiusura dell’ultima Porta Santa, nella Basilica di San Pietro, si conclude, così, un tempo di grazia “speciale” che ha attraversato la vita della Chiesa e di tanti uomini e donne in cammino.
Nel suo messaggio, Papa Leone ha ricordato che «siamo vite in cammino»: parole semplici e significative, che riassumono il senso di questo Giubileo appena concluso. Varcare la Porta Santa non è stato un gesto da collezionare, né un rito automatico. È stato, piuttosto, un segno che ha invitato a guardare in profondità: a riconoscere ciò che spegne la vita e rende sterili, e a riscoprire la bellezza del perdono di Dio che rialza e rimette in piedi. La Porta Santa, ora chiusa, resta come simbolo vivo di Cristo, unica vera Porta della salvezza, attraversata affidandogli fragilità, domande, fatiche e desideri di rinascita.
Il Giubileo si è rivelato, così, un tempo di nuovo inizio. Un dono che ha ricordato che la vita cristiana non è mai un cammino solitario: si avanza insieme, come in cordata, sostenendosi a vicenda, imparando a rialzarsi e a ripartire. L’esperienza del pellegrinaggio, vissuto anche dalla nostra diocesi, e dell’attraversamento della Porta ha avuto questo sapore di comunione: si entra nella salvezza come popolo, non da soli.
Ora che l’ultima Porta Santa è stata chiusa, resta aperto ciò che conta di più: il tempo presente. Il “qui e ora” delle nostre scelte, dei passi quotidiani, della misericordia ricevuta da tradurre in vita. L’Anno Santo si è concluso, ma il cammino continua. Perché, come ci è stato ricordato oggi, siamo davvero vite in cammino.
A.S.







