Nella suggestiva cornice della chiesa cattedrale di Lecce, cuore spirituale della città, la comunità ecclesiale e civile ha accolto con gioia, già nella notte di Pasqua il ritorno dei preziosi manufatti in argento dell’altare maggiore – croce, candelieri e palme – finalmente riportati alla loro originaria bellezza dopo un accurato intervento di restauro.

 

 

Le opere, risalenti all’Ottocento, nel tempo avevano subito trattamenti impropri con vernici che ne avevano compromesso la naturale lucentezza e brillantezza. Grazie all’intervento magistrale dell’impresa Leopizzi 1750 è stato possibile restituire loro dignità estetica e valore simbolico, riportandole alla luce nella loro autenticità.

Determinante per la realizzazione del progetto è stata la volontà di don Vito Caputo, parroco della cattedrale e delegato ad omnia dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, che ha promosso con convinzione il recupero di questi elementi fondamentali del patrimonio storico, liturgico e artistico della Chiesa leccese.

“Nella tradizione cristiana – spiega don Caputo, esperto di teologia liturgica – l’argento non è scelto solo per il suo valore economico ma soprattutto per la capacità di riflettere la luce. Un argento ossidato assorbe la luce, un manufatto argenteo restaurato la emana simboleggiando la gloria divina e la purezza”.

“Attraverso questo restauro – conclude il parroco della cattedrale -, l’impresa Leopizzi 1750 non soltanto ha dato voce a queste opere manifestando la loro bellezza e splendore originario a gloria di Dio, ma anche la possibilità di conservare, nel tempo, manufatti che i nostri padri ci hanno lasciato come espressione della loro fede e devozione”.

A suggellare una sinergia virtuosa tra istituzioni, Chiesa e realtà imprenditoriali del territorio, il trasferimento delle opere dalla sede dell’impresa a Parabita fino in Piazza Duomo è avvenuto sotto la scorta dei Carabinieri della locale stazione, segno tangibile dell’importanza storica e culturale dei manufatti restituiti alla comunità.

Giunti in cattedrale, i preziosi oggetti sono stati sapientemente ricollocati dai collaboratori dell’impresa con la massima cura e rispetto, pronti a tornare protagonisti della liturgia nel momento più alto dell’anno ecclesiale: la solenne Veglia Pasquale.
Proprio in questa celebrazione, che è stata presieduta per la prima volta dall’arcivescovo Panzetta, il ritorno allo splendore dei manufatti argentei assume un significato profondamente simbolico. Nel cuore della notte pasquale, mentre la luce nuova del Cristo risorto ha squarciato le tenebre, al terzo solenne annuncio del “Lumen Christi” – quando l’altare si illumina pienamente – anche i rinnovati arredi sacri sono tornati a risplendere, riflettendo quella luce che è segno di vita, di rinascita e di speranza.

Un parallelismo intenso e suggestivo: così come la luce del Risorto vince le tenebre, anche ciò che era stato offuscato e appesantito è tornato a brillare, testimoniando la bellezza che rinasce e la fede che si rinnova nella comunità.

La restituzione dei manufatti non è soltanto un intervento conservativo, ma un gesto ecclesiale e culturale che rafforza il legame tra arte, liturgia e popolo di Dio, offrendo a fedeli e visitatori un segno concreto della cura e dell’amore per il patrimonio condiviso.

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