Se domenica scorsa il Signore aveva reso il suo Servo luce delle genti, in questa domenica Gesù, realizzando la parola del profeta Isaia, percorre la Galilea delle genti portando una luce nuova che è Egli stesso e la sua parola. Zabulon e Neftali, citate da Isaia, erano occupate all’epoca del profeta dall’esercito assiro e, poiché sono al confine della Galilea, erano luogo di incontro, e di commistione, con popoli pagani, quindi a rischio di idolatria e di infedeltà all’alleanza mosaica. Viene il giorno della liberazione per il popolo che vive nella tenebra dell’oppressione, come i giorni di Gedeone, giudice di Israele che liberò il popolo dai Madianiti (Gdc 6,1-8,32). Ci si aspetta una liberazione politica, una rinnovata indipendenza politica ed economica. Nella presenza di Gesù si compie la promessa della liberazione, proprio a partire dalla Galilea comincia la predicazione di Gesù che annuncia una presenza incombente nella storia: il regno di Dio che non è una realtà utopistica, cioè senza luogo né tempo, ma che avviene in un tempo specifico. Ma non è nemmeno una realtà politica, come ogni pio israelita poteva sperare. Il regno appartiene a Dio e viene incontro all’uomo provocandolo ad un cambiamento di pensiero perché lo possa accogliere. Il senso del termine conversione nel NT è proprio questo: cambiamento di pensiero. Non si può restare indifferenti davanti al messaggio di Gesù che richiama ad una novità di vita, così come i primi quattro discepoli (due coppie di fratelli: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni) non sono rimasti inattivi davanti alla chiamata di Gesù di seguirlo. Il compito a cui questi pescatori sono chiamati è quello di raccogliere gli uomini perché si compia il regno che Gesù è venuto ad annunziare, essi sono collaboratori del maestro in questo annunzio. Di questo è cosciente anche Paolo, affascinato e chiamato da Gesù così tanto, da farne l’unica ragione di vita. L’unico compito che l’apostolo sente come suo, che avverte come esigenza, anzi come “preoccupazione per tutte le chiese” (2Cor 11,28), così scrive nella Seconda Lettera ai Corinzi, è proprio l’annunzio del Vangelo, del valore salvifico della croce di Cristo per ciascun uomo.

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico

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