Articolo in “Nuovo Quotidiano di Puglia- Lecce”, giovedì 18 dicembre 2025, p. 1 e 11.
In alcuni articoli apparsi sul Quotidiano si parla della Puglia come un territorio costituto da tre macro-aree. Non sono un esperto, ma a ben vedere non sarebbe più preciso parlare di quattro macro-aree? Soprattutto se in uno schema “ragionato” delle macro-aree della Puglia, ci si basasse su geografia, storia ed identità culturale, e non solo sui confini amministrativi. Le tre macro-aree sembrano più una semplificazione storica, mentre le quattro macro-aree richiamano una lettura geografica e identitaria più corretta. Le quattro macro-aree sarebbero: la Daunia, le Murge, la terra di Bari e il Salento.
Se la terra di Bari e il Salento sono più facilmente identificabili, la Daunia e le Murge dovrebbe essere meglio caratterizzate. In questo caso, bisognerebbe parlare della Daunia (Puglia Nord) come un territorio costituito da un’identità appenninica e sub-appenninica: Gargano (montagna, foreste, costa alta), Tavoliere delle Puglie (grande pianura cerealicola) Centri: Foggia, Manfredonia, San Severo, Monte Sant’Angelo. Si tratta di un’area molto diversa dal resto della Puglia per morfologia, storia e cultura. Nel Medioevo il suo punto di riferimento era Benevento e l’area beneventana piuttosto che quella pugliese. Alcuni centri, soprattutto nelle zone interne, in provincia di Benevento ancora oggi presentano affinità archeologiche e culturali con la Daunia (ceramiche, culti, insediamenti).
Anche sul versante ecclesiastico ci sarebbe una certa affinità. In età altomedievale, diverse diocesi della Daunia dipendevano ecclesiasticamente dall’arcidiocesi di Benevento, che era una sede metropolitana molto potente, soprattutto in epoca longobarda. Benevento esercitò la sua influenza su varie diocesi dell’Italia meridionale, comprese alcune diocesi daunie (ad esempio Foggia, Lucera, Troia). Certo, la Daunia non fu stabilmente tutta parte della provincia ecclesiastica di Benevento, ma lo fu parzialmente e temporaneamente, soprattutto tra VII e XI secolo. Dal XII secolo in poi, con la riorganizzazione ecclesiastica normanna, molte diocesi della Daunia cessarono di dipendere da Benevento e passarono sotto nuove sedi metropolitane, come Siponto/Manfredonia o Bari.
Le Murge formano la seconda macro-area pienamente autonoma, con una sua identità fortissima, spesso sottovalutata, ma nettamente distinta. Non sono solo un’area geografica, ma un territorio con un’identità precisa e originale, definita dalla combinazione di paesaggio carsico, economia rurale, cultura tradizionale e patrimonio storico. Le Murge pugliesi rappresentano un’identità molto forte e ben caratterizzata sia dal punto di vista geografico che culturale. La sua morfologia è contraddistinta da un altopiano carsico, terreno roccioso, calcareo, con doline, gravine e lame, assenza di grandi fiumi; l’acqua è presente in sorgenti e piccoli bacini naturali. Si tratta di un centro interno in cui si distinguono l’Alta e la Bassa Murgia e le Gravine occidentali. Il paesaggio ha un sentore rurale arcaico con le sue testimonianze nei menhir e nelle tombe rupestri, nelle masserie fortificate, jazzi per l’allevamento, trulli, muretti a secco. Il territorio è un ponte tra l’area adriatica e quella ionica, tra pianura e collina, i cui principali centri sono Altamura, Gravina, Gioia del Colle, Martina Franca. Le Murge sono un luogo “a sé”, diverso dal Tavoliere, dalla costa barese o dal Salento.
In definitiva forse sarebbe più giusto palare di quattro macro-aree. Cosa ne pensano gli autori dei due articoli Adelmo Gaetani e Lino De Matteis? Le chiedo troppo se fa giungere loro questo mia domanda? Grazie.
clic qui per l’articolo sul sito della Diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca

