È finita come meglio non ci si sarebbe potuto aspettare l’esperienza degli esercizi spirituali diocesani che l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta ha proposto alla Chiesa di Lecce quale tempo di preghiera, di ascolto e di meditazione e avente come titolo: “Il Risorto parla alle Chiese” (Ap 1,9-3,22).
Le riflessioni, offerte dal presule leccese presso la chiesa parrocchiale di Santa Rosa (IL TESTO INTEGRALE) – per la regia di don Emanuele Tramacere -, sono state trasmesse in diretta da Portalecce (GUARDA), facendo registrare, anche per l’ultima serata, un notevole seguito che va ad aggiungersi alla grande affluenza di fedeli che, in queste giornate, hanno gremito l’aula liturgica della comunità parrocchiale che ha ospitato l’evento.
Dunque, una serata il cui focus sono state le lettere del Risorto alle Chiese di Filadelfia e di Laodicea contenute nel Libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo (Ap 3,7-22).
La comunità di Filadelfia è una comunità dai tratti, tutto sommato, positivi: ha saputo accogliere il passaggio kairologico del Signore nella sua storia e quel passaggio non è stato vano ma ha portato frutti abbondanti.
Provocatoria, a questo proposito, la prima applicazione pratica di Panzetta: “Come è bello poter dire che una comunità possa misurare la sua efficacia non sulle tante cose che fa quanto sui frutti che riesce a portare; ed è altrettanto vero che i frutti dicono la portata e la consistenza della stessa comunità”.
Questa Chiesa, però, ha una peculiarità che non può passare inosservata: in essa Cristo Risorto, coronato di gloria, ha aperto una porta che nessuno potrà chiudere quasi a dire che il suo passaggio è un evento mai banale, mai passato ma concreto e in continuo divenire.
Ha rincarato il pastore leccese: “Quante volte nei nostri ambienti o nel modo con cui facciamo la pastorale architettiamo numerose trovate fini a se stesse; nell’agire per il Signore, invece, occorre obbedire a tutte quelle opportunità che Dio apre ai nostri passi”.
” A Filadelfia – prosegue Panzetta – si sperimenta la custodia e la fedeltà alla Parola, oltre al fatto che la comunità non ha rinnegato il nome del Signore; a questa resilienza il Signore risponde custodendo noi e prendendosi cura di noi, perché noi apparteniamo a Dio, a Gesù, alla comunità cristiana e portiamo il suo nome inciso sulla fronte”.
Da una Chiesa che ha in sé tanto di positivo, ad una nella quale vi è tanto su cui lavorare. Il peccato più grande per la comunità di Laodicea è quello della tiepidezza, di chi non si vuole coinvolgere nell’avventura con il Signore, vivendo quella sorta di compromesso che non può portare da nessuna parte.
Ecco Panzetta: “La tiepidezza spirituale è quella propria di chi non si schiera mai dalla sua parte e nasce dalla autosufficienza che deriva dalla prosperità: Dio è una delle tante cose da fare ma mai il centro e il tutto della propria azione pastorale”.
Quali, pertanto, i rimedi? Dall’incontro col Risorto, la comunità laodicese riceve, nuzialmente, alcuni doni: precisamente il Kyrios opera una conversione che non nasce da eventi elitari ma dalla sua accoglienza come motivo ispiratore del proprio vivere ed esistere.
Conclude l’arcivescovo di Lecce: “La comunità deve recuperare la relazione con Dio, una consapevolezza del mistero pasquale e il saper leggere la storia con gli occhi di Dio’.
Terminata la meditazione ha preso la parola don Vito Caputo, delegato arcivescovile ad omnia, grato per quanto l’arcivescovo Panzetta ha donato a tutti gli uditori durante la fruttuosa esperienza degli esercizi spirituali diocesani e per lanciare una amorevole sfida pastorale.
Così don Vito: “Eccellenza, ringraziamo il Signore per tutto ciò che abbiamo ascoltato in queste sere e, in modo particolare, diciamo grazie a lei per averci fatto gustare l’altezza, l’ampiezza e la profondità della Parola. Preghiamo il Signore per lei, affinché i frutti della sua predicazione possano permettere a chi la ascolta di incontrare Cristo”.
La Chiesa di Lecce, forte di questa esperienza, continua il suo itinerario quaresimale, lieta di essere stata attratta, condotta nel deserto e fecondata dal suo Maestro, lo Sposo Cristo Gesù.







