OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MOSCONE NELLA DOMENICA DELLE PALME
Cattedrale di Manfredonia
Al termine dell’ascolto della Passione del Signore, non c’è bisogno di nessun commento o omelia particolare. È piuttosto un invito, un invito a fare nostre queste parole, questi gesti, queste immagini che abbiamo ascoltato attraverso la voce di un testimone, l’evangelista Matteo, e di quanti erano presenti agli avvenimenti della Passione morte e sepoltura di Gesù. Se entriamo e facciamo sì che queste parole, queste immagini, questi gesti siano parte del nostro cuore e del nostro pensiero, ecco ci accorgeremo quanto di verità ci sta dentro e quanto importante sia la presenza di Dio che ha voluto identificarsi totalmente con l’umanità e con l’umanità che lo ha addirittura condannato a morte. Sì, perché Dio in Gesù è morto, ed è morto per mano umana, per scelta umana, per incomprensione umana.
E Dio in Gesù continua a morire in ogni persona, nella morte fisica di ognuno e nei gesti di violenza, di impostura, di cattiveria, che fanno parte della storia degli interi secoli umani. Non c’è persona che non si ritrovi nella morte del Signore. Non c’è ingiustizia, incomprensione, violenza che non abbia sulla croce la sua motivazione, il suo perché, ma soprattutto la sua salvezza.
Il Signore ci salva non con la forza, non con un potere che si impone. Il Signore ci salva identificandosi con la nostra storia compromessa, divisa e sfigurata; ci salva donando completamente la sua vita fino all’ultima goccia di sangue, accettando di essere il condannato dell’umanità e dall’umanità.
La croce diventa il luogo e il trono del suo regno, un trono capace di accogliere il suo corpo donato per noi, donato per tutti. Il calice, capace di accogliere il suo sangue per diventare per ognuno di noi bevanda e trasfusione di vita vera e di autenticità. Che questa Domenica delle Palme e della Passione del Signore, che questa settimana che iniziamo e che chiamiamo Santa o Grande, ecco, ci aiuti a contemplare la croce di Cristo: Lui crocifisso, morto per noi, Lui che dona sé stesso per ognuno, che si fa corpo e sangue per alimentarci.
E contemplandolo, impegniamoci a riconoscerlo nelle tante, tante, troppe persone che vivono l’esperienza dell’ingiustizia, l’esperienza della sofferenza atroce e immotivata di una morte imposta da mano assassina, da scelte illogiche e inumane. Cristo continua ad essere crocifisso in tanti, in tante persone, in intere popolazioni, in intere nazioni e città, ma la vittoria non sta in quella morte, come non è stata nella sua morte, ma nella risurrezione, nella vita che rinasce e che si impone, perché nessun male, nessuna scelta divisiva o violenta potrà mai vincere l’amore, potrà mai vincere il bene e la verità che viene da Dio. La croce che accoglie il male, la violenza, l’ingiustizia, l’illogicità umana ha dentro il germe per far risplendere la vita e la vittoria del bene e dell’amore di cui Dio è l’origine e la certezza di salvezza.
Viviamo quindi questa settimana lasciandoci prendere dall’osservazione della croce e del suo significato, facendo sì che il nostro cuore si riempia del suo sangue, sangue di amore, che ci ridona vita e verità e ci insegna a leggere le vicende della nostra esistenza personale e dell’intera storia con l’unica logica che la sostiene e la salva. La logica del Vangelo, l’arma vincente del dono della vita e della croce.
Amen.


Foto: Leonardo Ciuffreda







