Celebriamo oggi, la Domenica della Parola, istituita da Papa Francesco, il 30 Settembre 2019. Nella Bibbia è scritto che: “L’uomo non vive di solo pane, ma anche della Parola di Dio” (Dt 8,3).

La Parola che risuona forte per noi, è: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. (Mt 4, 19). La Parola che Gesù rivolge a Simone, ad Andrea, a Giacomo e Giovanni è rivolta anche a noi. Tutti,  siamo chiamati a diventare pescatori di uomini. La sequela di Cristo, non è solo espressione di fede singola, ma anche comunitaria; deve generare comunione tra noi.

 

Il chiamato, deve diventare chiamante!

Non siamo cristiani per noi stessi e basta! La vera chiamata è destinata alla missione. La vita cristiana, se non è missionaria, non lo è affatto! Benedetto XVI esortava a vivere una fede contagiosa, capace di suscitare stupore in quanti non conoscono ancora Dio. L’esempio trascina! Far conoscere Cristo, per noi, dev’essere una gioia, non una costrizione. Se incontriamo una persona significativa nella nostra vita, non sentiamo il bisogno di parlarne? Un giovane, patito per una squadra, per un artista musicale, ecc., si vede subito. Così dev’essere la nostra sequela di Gesù e del suo vangelo. Non ce la possiamo tenere per noi, una cosa così bella!

 

Si chiude oggi anche, l’Ottavario di Preghiera per l’unità dei cristiani. San Paolo esorta i cristiani di Corinto ad essere unanimi nel parlare e a vivere una perfetta unione di pensiero (1Cor 1, 10). Il vero distintivo da esibire, è la comunione tra di noi. Le parole devono avere riscontro nelle opere. Se siamo uniti a Cristo, unica vite, dobbiamo esserlo anche tra di noi, suoi tralci!

 

Il cristiano poi, è chiamato a non restare fermo, al riparo, bensì ad andare in mare aperto, ad uscire verso nuovi orizzonti, a spiegare le vele della propria fede, al vento dello Spirito e, ai bisogni del prossimo. Dobbiamo sentire nostre, le tempeste degli altri, senza girarci dall’altra parte, facendo finta di nulla. Vi sono fratelli ripiegati su se stessi, avvolti nel dolore e nella delusione dell’ennesima pesca andata a vuoto. A volte, i pesci ci sono e, anche in abbondanza! Sono le reti che hanno bisogno di essere rammendate, riparate. Ci vuole chi insegni ad osare, a gettare la rete della propria fede, al momento e nella direzione giusta.

 

Impariamo a guardare sempre al largo come i vecchi marinai di Molfetta, che non sanno stare lontani dall’acqua, mai, neanche quando sono a casa. Tendiamo la mano a chi è nel bisogno e nell’incertezza, specie ai nostri giovani. Per loro dobbiamo essere sicuro punto di riferimento da imitare. Essere discepoli di Cristo, significa diventare uomini del mare aperto. Siamo Chiesa in uscita, non statica! Come? San Paolo ci offre un esempio di come possiamo lanciare le reti: con la predicazione, la prossimità e l’amabilità.

 

Non dividiamo la tunica di Cristo. L’unità dei cristiani nasce e si basa in Cristo. Viviamo con serenità lo stare insieme. Il Profeta Isaia ha detto: il popolo che camminava nelle tenebre, vide una grande luce (Is 9, 1). La luce che deve brillare, dev’essere la nostra fede, alimentata dalla generosa carità! Sono qui con noi, i seminaristi del Pontificio Seminario Regionale Pio XI, a ricordo del suo centenario (1926 -2026), nella sede di Molfetta. Cari giovani, accogliete con gioia, l’invito di Cristo a diventare pescatori di uomini.  Con Pietro, dite anche voi: Signore, sulla tua Parola gettiamo le nostre reti (Lc 5,5). Fate del Seminario che vi ospita, non un rifugio, né un nido, ma un trampolino di lancio verso il mare aperto della società e del mondo. Trascinate molti giovani, solo con la forza del vostro generoso esempio.

 

Vivete con grande entusiasmo la Missione giovani ormai alle porte: dal 31 Gennaio all’ 8 Febbraio. Lasciatevi ispirare dalle parole del venerabile don Tonino Bello, che ai giovani studenti del Liceo di Altamura (1986) disse: “Voi non avete il compito nella vita, di fare scintille, ma di fare luce. […] Dobbiamo fare luce! E, la luce si può fare anche nel silenzio. [..] C’è un senso anche nell’oscurità […]. C’è stato un senso anche nella croce di Cristo. E qual è questo senso profondo? La convivialità. Essa è il senso della vita”.

 

Diventiamo tutti dunque, pescatori di uomini, allarghiamo le reti del nostro cuore e delle nostre Comunità, dando prova della nostra convivialità, in Cristo Gesù.

 

Qui è possibile rivedere la S. Messa trasmessa su RAI1

clic qui per l’articolo sul sito della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi