All’inizio di questo nuovo anno, nel giorno in cui la Chiesa contempla Maria Santissima Madre di Dio, è bello e significativo ritrovarci qui, nel Santuario a Lei dedicato, Mater Domini, luogo caro alla fede del nostro popolo e segno vivo di una maternità che continua ad accompagnare il cammino della Chiesa.

Un saluto cordiale e riconoscente va anzitutto al Rettore del Santuario, don Domenico Giacovelli, e a tutti i confratelli presbiteri di questa Vicaria di Laterza, così come al Presidente e a tutta l’Amministrazione del Santuario, che oggi (inizia o ricomincia) il suo servizio per il prossimo triennio: a ciascuno esprimo l’augurio di un fecondo ministero a favore di questo luogo di grazia e un sentito grazie per quanto svolto durante tutto l’anno, e in modo particolare per la cura e l’organizzazione della festa patronale del 20 maggio, che ogni anno rinnova la devozione e la partecipazione dell’intera comunità laertina.

La Parola di Dio che la liturgia ci consegna in questo primo giorno del nuovo anno è sorprendentemente sobria e luminosa. Non ci offre bilanci, non fa previsioni, non promette un anno senza fatiche. Ci affida invece una benedizione:

«Ti benedica il Signore e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti conceda pace» (Nm 6,24-26).

All’inizio dell’anno non ci viene chiesto di controllare il tempo, ma di affidarci.

Il tempo che si apre davanti a noi non è un vuoto da riempire, né una minaccia da temere: è uno spazio abitato da Dio.

Prima ancora dei nostri progetti, delle nostre ansie e delle nostre domande, c’è un volto che si china su di noi, uno sguardo che ci custodisce.

Questo rende nuovo l’anno: non ciò che accadrà, ma come noi lo vivremo; non l’assenza di difficoltà, ma la certezza di non attraversarle da soli.

Il Vangelo ci ha condotti a Betlemme e ci fa incontrare una donna che non parla molto, ma custodisce: «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19).

Maria non domina il tempo, lo accoglie.

Non pretende di capire tutto, ma si fida.

Non trattiene il Figlio per sé, ma lo offre al mondo.

Celebrarla oggi come Madre di Dio significa confessare che Dio ha scelto di abitare il nostro tempo, le nostre fragilità, la nostra carne (cf. Gal 4,4).

In Lei impariamo che il tempo diventa fecondo quando è abitato dall’ascolto della Parola, dalla memoria grata e dalla fiducia.

Affidare l’anno nuovo a Maria non è un gesto devoto, ma profondamente evangelico: significa imparare da Lei a trasformare il tempo in luogo di grazia.

Questa giornata, poi, è anche segnata dalla Giornata Mondiale della Pace, istituita da San Paolo VI, e quest’anno giunta alla sua 59ª edizione. Non è un’aggiunta tematica, ma una conseguenza diretta del Natale.

Se Dio si è fatto figlio di una donna, allora ogni vita è sacra. Se Dio ha scelto la via della piccolezza, allora la pace non nasce dalla forza, ma dalla cura.

Se Dio ci chiama figli, allora la fraternità non è un’utopia, ma una vocazione.

Nel suo Messaggio per questa Giornata, Papa Leone XIV ci ricorda che la pace non è solo assenza di guerra, ma responsabilità condivisa, scelta quotidiana, stile di vita che passa dalle relazioni più semplici: il linguaggio che usiamo, il modo di guardare l’altro, la capacità di perdonare, di non cedere alla violenza delle parole e dei gesti.

La pace, infatti, comincia quando ci riconosciamo custoditi, non minacciati; ci sentiamo figli, non nemici.

Allora, fratelli e sorelle, questo nuovo anno non ci chiede di essere perfetti, ma disponibili.

Non ci chiede di avere tutto sotto controllo, ma di restare sotto la benedizione.

Non ci promette un cammino facile, ma un cammino abitato.

Maria, Madre di Dio e Madre nostra, ci insegna che la speranza non nasce dal sapere come andrà a finire, ma dal sapere a Chi apparteniamo.

E se Dio è entrato nel nostro tempo, allora nessun giorno è inutile, nessuna ferita è definitiva, nessuna notte è senza alba.

Affidiamo a Lei questo nuovo anno che si apre, le nostre famiglie, le nostre comunità, il nostro mondo ferito.

Con Lei impariamo a custodire la vita, a generare pace, a camminare nella speranza.

Santa Maria, Madre di Dio,
all’inizio di questo nuovo anno
affidiamo a te il nostro tempo,
le nostre attese e le nostre fragilità.

Tu che hai custodito nel silenzio
il mistero di Dio fatto carne,
insegnaci a custodire i giorni che verranno
come dono e responsabilità.

Veglia sul nostro popolo laertino,
sulle famiglie, sui bambini e sugli anziani,
su chi lavora e su chi è in difficoltà,
su quanti portano nel cuore ferite antiche
e su chi fatica a sperare.

Rendici uomini e donne di pace:
pacificati dentro, capaci di parole buone,
di gesti di riconciliazione,
di scelte quotidiane di bene.

Ottienici, Madre,
di camminare sotto lo sguardo benevolo del Padre,
come figli custoditi e amati,
perché questo anno sia per tutti
tempo di grazia,
tempo di speranza,
tempo di pace.

Amen.

+ Sabino Iannuzzi

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