L’equipe del Progetto Policoro della diocesi di Lecce ha preso parte al decimo seminario nazionale di pastorale sociale e del lavoro, tenutosi a brindisi nelle scorse settimane.
“Noi non possiamo rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza”. Queste parole di don Tonino Bello, ricordate nel suo intervento da Fra Alessandro Mastromatteo, custodiscono l’essenza e l’obiettivo di fondo del seminario e dei suoi temi fondamentali, ma soprattutto risuonano più attuali che mai, se considerate le note vicende geopolitiche a cui tristemente assistiamo.
La figura di don Tonino Bello, profeta della pace, ricorda nuovamente di condannare il silenzio di fronte all’ingiustizia e a perseguire il sogno e l’ambizione di una pace disarmata, che si configura come una scienza articolata e complessa, in quanto esigente in termini di competenze e preparazione, affinché gli eserciti di domani siano uomini disarmati.
In tali contesti, è necessario che la politica diventi luogo di carità in grado di condurre la persona sulla strada della nonviolenza, la quale afferma la dignità dell’altro e invita a mettere “la spada nel fodero”.
Attraverso le sue illuminanti parole, don Tonino incoraggia ed esorta a non perdere la speranza perché la verità delle scelte non si misura dal loro successo e principalmente perché la profezia della pace non garantisce risultati immediati, ma attraverso un lento ma inarrestabile cammino, in cui il vangelo assurge a guida assoluta, tende a ribadire come il dialogo e la tolleranza siano valori fondanti di una nonviolenza che non conosce frontiere.
Ed è proprio tramite la contaminazione tra culture, ha sottolineato Alessandra Morelli, che si comprende la tolleranza, essenziale per attraversare i conflitti in modo costruttivo.
Lo sguardo dal margine, concetto che rivela tutta la sua eccezionalità se relazionato all’odierna società dell’espulsione e della prestazione, aiuta sia a riconoscere l’umano che i potenti scartano e sia ad abitare la terra tra paure e speranze, per conseguire il fine ultimo di “calarsi nel caos per poi risalire”.
La missione urgente appare essere quella di rimettere al centro le relazioni, recuperando il valore etico delle parole, unica bussola per la risoluzione dei problemi del nostro tempo.
La dimensione del conflitto è l’argomento principale trattato anche da Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine Cittadella della pace, che definisce la pace come “qualcosa che riempie l’animo” ma soprattutto ci ricorda come essa sia non sia la negazione del conflitto, bensì è la capacità di viverlo senza trasformarlo in guerra.
Su come disinnescare l’odio e come superare le radicalizzazioni polari si è incentrato l’intervento di Bruno Mastroianni, che, nel corso del seminario, ha riaffermato come, nel confronto con l’altro, oramai appare preminente il conflitto, l’attacco alla persona e la conseguente indignazione, trascurando il determinato argomento della discussione.
In questa situazione, è particolarmente costruttivo che ognuno “adotti adottando”, che faccia qualcosa che di per sé non sarebbe suo, per trasformarsi definitivamente da Re Mida, cioè da chi nutre l’illusione che le sue idee siano le uniche valide, a cercatori d’oro, ovvero coloro che prediligono il dialogo nonostante consci delle varie difficoltà.
Il problema non è fuggire dai conflitti, ma abitarli trasformandoli in opportunità nuove. Tale riflessione di don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, espresso a conclusione del seminario, conferma che l’impegno della Chiesa italiana è quello di offrire strumenti e raccogliere dati sul tema della pace, al fine di forgiare una mentalità nuova e costruire cuori nuovi.
*Animatore di Comunità, Progetto Policoro Lecce







