Sotto il riverbero dorato della pietra leccese, il tempo sembra sospendersi in questo mercoledì 18 febbraio, un giorno che la storia e la fede hanno deciso di rendere unico.
Mentre le campane delle chiese richiamano i fedeli per il rito delle Ceneri, un silenzio colmo di attesa avvolge anche le case dei fratelli musulmani che, in queste stesse ore, danno inizio al mese sacro del Ramadan. Due cammini diversi, due tradizioni millenarie che oggi, quasi per un disegno provvidenziale, si fondono in un unico atto di devozione verso il Dio della vita e della pace.
Con il gesto semplice e profondo dell’imposizione delle ceneri sul capo, la Chiesa apre la Quaresima e invita alla conversione del cuore, al ritorno all’essenziale, alla riscoperta di un Dio che è Padre e sorgente di vita. Ricordano la nostra fragilità, ma anche la promessa di una vita nuova che nasce dalla misericordia. È un cammino antico, che affonda le sue radici nei primi secoli del cristianesimo, un itinerario di quaranta giorni segnato dalla preghiera, dal digiuno e dall’elemosina.
Quest’anno, in una coincidenza carica di significato, in questo stesso giorno anche i fedeli musulmani iniziano il Ramadan, il mese sacro del digiuno e della rivelazione del Corano. Un tempo intenso, scandito dalla preghiera, dalla condivisione e da una più profonda coscienza della presenza di Dio nella propria vita. Due calendari religiosi, due tradizioni diverse, ma un unico desiderio che attraversa i cuori: cercare Dio, purificare l’anima, riscoprire la fraternità.
Da quasi settant’anni, la comunità dei Missionari Comboniani è radicata nel cuore del Salento, custode di un’eredità di accoglienza che ha trasformato la casa di Cavallino in un ponte tra culture. Oggi, i figli di San Daniele Comboni sentono forte il bisogno di condividere questo momento con l’intera comunità. La loro storia è intrecciata a quella delle persone che abitano queste terre, in un dialogo quotidiano fatto di ascolto, rispetto e prossimità. La comunità comboniana di Lecce, da sempre attenta all’incontro tra culture e religioni, vive questa coincidenza come un dono provvidenziale.
«Queste settimane sono per tutti un dono del nostro Dio, il Dio della vita – afferma Padre Giambattista Moroni dei Missionari Comboniani – Come cristiani iniziamo la Quaresima, mentre i nostri amici musulmani entrano nel Ramadan. È un tempo che ci ricorda quanto sia preziosa la ricerca sincera di Dio e quanto sia necessario camminare insieme, nel rispetto e nella fraternità». Nel mese di Ramadan, i musulmani vivono con particolare intensità i cinque pilastri della loro fede: la professione di fede, l’elemosina, la preghiera, il digiuno e il pellegrinaggio alla Mecca. Valori che, pur nella diversità teologica, trovano eco nella tradizione cristiana, soprattutto nel tempo quaresimale, quando la Chiesa richiama i fedeli a una fede più autentica, alla carità concreta, alla preghiera perseverante e al digiuno come esercizio di libertà interiore. Pratiche che, in questo tempo di grazia, diventano linguaggi universali di un’umanità che cerca l’Assoluto.
È in questa convergenza di gesti e intenzioni che i Missionari Comboniani vedono un segno dei tempi. “Siamo missione”, ripetono, non come slogan, ma come identità profonda. Una missione che non costruisce muri, ma apre spazi di incontro. Non nascondono, tuttavia, una sofferenza: anche nelle comunità cristiane non mancano sentimenti di lontananza, talvolta di diffidenza verso i musulmani. Ma lontananza e sfiducia non appartengono al vangelo. Nel vangelo, Gesù è luce che si dona, è colui che “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita per tutti”. È questo il volto che i cristiani sono chiamati a riflettere. «Tale chiusura non ha nulla a che vedere con il Vangelo – scrive Padre Tonino Falaguasta Nyabenda -. Noi siamo missione nella misura in cui riconosciamo nel volto dell’altro un fratello».
Ad accompagnare questo tempo condiviso c’è anche una figura che unisce in modo sorprendente le due tradizioni: Maria. Nel Corano, Maryam è nominata ben 34 volte, segno di una venerazione profonda che attraversa la fede islamica. Per i cristiani, Maria è la Madre che custodisce e medita nel cuore; per i musulmani, è esempio di purezza e obbedienza a Dio. Una presenza discreta, materna, che veglia su questo tempo di digiuno e di preghiera. Queste settimane sono un dono. Un dono per riscoprire l’essenziale, per curare le ferite delle nostre comunità, per educare i cuori alla fraternità. Nella nostra diocesi la presenza cristiana e musulmana non è un fatto marginale, ma una realtà concreta fatta di volti, di famiglie, di giovani, di lavoratori. È qui, nelle strade che percorriamo ogni giorno, che il dialogo diventa vita.
Il Mercoledì delle Ceneri e il primo giorno di Ramadan, così vicini nel tempo, ci ricordano che Dio continua a chiamare l’umanità alla conversione del cuore. Non alla paura, ma alla fiducia. Non alla chiusura, ma all’incontro. Questa coincidenza diventa un segno di speranza, una chiamata a camminare insieme. In questo clima di ascolto, si avverte anche l’eco dell’opera instancabile svolta dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso dell’arcidiocesi di Lecce, che silenziosamente tesse trame di dialogo affinché la fede non sia mai un muro, ma un orizzonte condiviso. In questo tempo santo, cristiani e musulmani possano sentirsi compagni di viaggio sotto lo sguardo del Dio della vita. E i Missionari Comboniani, continueranno a camminare accanto a tutti, con umiltà e speranza, perché la fraternità non sia un’idea astratta, ma una storia concreta da scrivere insieme. E oggi, mentre la cenere segna le fronti e l’astinenza purifica i cuori, Lecce si riscopre terra d’incontro, dove il Dio della vita parla tutte le lingue dell’amore.







