“Ecco ora il momento favorevole”. Con queste parole, tratte dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (2Cor 5,20- 6,2), l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta ha esordito durante la sua omelia (IL TESTO INTEGRALE) nella solenne concelebrazione che ha segnato l’inizio della Quaresima nella Chiesa di Lecce, presieduta ieri, Mercoledì delle Ceneri, nella cattedrale.
“Paolo utilizza in questa espressione una parola greca molto ricca, kairos, che significa occasione di grazia. Anche noi, carissimi fratelli e sorelle, – ha proseguito mons. Panzetta – viviamo il tempo della Quaresima come un kairos, come un’occasione di grazia, come un’opportunità per diventare migliori, come una possibilità per lasciarci trasformare dalla grazia di Dio, dal suo amore, per diventare creature nuove, e così prepararci debitamente e nella verità a celebrare il mistero pasquale”.
La celebrazione delle Ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza. Costituiva, infatti, il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del Giovedì Santo. Durante questo itinerario di conversione, ha suggerito il presule all’assemblea: “l’atteggiamento con cui vivere debitamente questo tornare a Dio, questo lasciarci riconciliare da Lui, è quello della verità. Non vivere questo periodo nella ipocrisia. L’ipocrisia si realizza nella vita religiosa quando trasformiamo il nostro vissuto credente in un teatro nel quale ci facciamo belli agli occhi degli altri”.
Proseguendo nella sua omelia, ha poi invitato a seguire l’esempio del profeta Gioele (Gl 2,12-18), che pur trovandosi a vivere un momento di terribile prova della storia di Israele, non dispera ma aiuta la comunità a fare in modo di trasformare il tempo di krisis in un tempo di kairos.
Ancora il presule: “la ricerca del benessere, della sicurezza assorbe la totalità della vita e Dio diventa un orpello quasi inutile. Di fronte a questa consapevolezza il profeta indica la strada: dobbiamo recuperare il rapporto con Dio, prima ancora di pensare a quello che dobbiamo mangiare, dobbiamo pensare qual è il nostro significato sulla terra”.
“Occorre dunque tornare a Dio – conclude l’arcivescovo – farci cambiare da lui, ma mettersi davanti a Dio nella verità. E su che cosa dobbiamo mettere le mani per giungere rinnovati a Pasqua? Dobbiamo cambiare la nostra relazione con gli altri, perché l’elemosina che cosa è se non farsi carico del bisogno del fratello, la relazione con l’altro. E il digiuno vero che cosa è? Il digiuno vero significa avere una buona relazione con il mondo, con i beni della Terra, senza lasciarci prendere da questi, fino a diventare schiavi di essi. Allora, fratelli e sorelle, approfittiamo di questo kairos, di questo tempo di grazia che ci è dato, approfittiamo di questa opportunità positiva, approfittiamo di questo tempo di grazia per rinnovare il nostro rapporto con Dio, rinnovare il nostro rapporto con i fratelli nella generosità e di rinnovare in modo equilibrato il nostro rapporto con le cose”.
Al termine dell’omelia, pronunciando l’espressione «convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15) che esprime – oltre a quello penitenziale, l’aspetto positivo della Quaresima che è tempo di conversione, preghiera assidua e ritorno a Dio – il presule ha poi cosparso di cenere il capo dei fedeli radunati nella chiesa madre della diocesi.
Preghiera, digiuno ed elemosina, pertanto, sono le vie per continuare ad imprimere i tratti di Cristo nella vita della Chiesa, chiamata a farsi annunciatrice del mistero della croce come mistero di amore.
Photogallery di Arturo Caprioli.







