“Il Giovedì Santo è accaduto un fatto. Alla fine della celebrazione, io stavo per andare in sacrestia con i presbiteri ed è andata via la luce, c’è stato un blackout, a motivo della pioggia, qualche infiltrazione, e siamo rimasti al buio”.

 

 

“Non vi nascondo che nel mio cuore, mentre eravamo al buio e tutti provavamo a vedere dove mettere i piedi per non inciampare, mi è venuto questo pensiero: così saremmo noi se Gesù non fosse risorto”.

Ha preso il via con queste parole ieri mattina nel Pontificale di Pasqua, l’omelia (IL TESTO INTEGRALE) pronunciata ieri mattina dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta in una cattedrale gremita di fedeli

Ha concelebrato con l’arcivescovo il parroco della cattedrale e delegato arcivescovile ad omnia, don Vito Caputo. Il servizio liturgico è stato curato dai seminaristi teologi leccesi guidati dal segretario particolare dell’arcivescovo don Andrea Gelardo; il canto, invece, è stato curato dal coro diretto da Ines Gravili.

“Senza la risurrezione di Gesù – ha incalzato l’arcivescovo -, la nostra vita non avrebbe senso. Noi qui siamo oggi a festeggiare proprio perché è vero il contrario. Gesù è veramente risorto! E proprio perché Gesù è veramente risorto, noi siamo qui intanto a festeggiare per Lui. Perché non è un visionario. Non è stato un illuso, Gesù di Nazareth”.

“Ma la Pasqua è una festa anche perché si può cambiare – ha spiegato -. Prima di venire qui, ho celebrato nel carcere. Vedevo gli occhi pieni di lacrime mentre dicevo a loro queste cose. Gli sbagli tutti li facciamo. Nessuno di noi è privo di errori. Ma la bella notizia di Pasqua è che se fai un errore, non sei sbagliato. Se ti affidi alla grazia redentrice del Signore, puoi diventare una creatura nuova. Puoi ripartire, puoi riprendere il cammino della tua vita. Ecco perché ci diamo gli auguri. Quel gesto non deve essere banale. Noi ci diamo gli auguri perché la Pasqua ha fatto fiorire le nostre vite”.

Ma che cosa dobbiamo fare dinanzi al mistero della Pasqua di risurrezione? Alla domanda il pastore ha risposto così: “Ogni mistero, ogni dono, genera anche una responsabilità. Nella parola che abbiamo ascoltato, la testimonianza della risurrezione genera nei credenti la responsabilità di andare, annunciare e testimoniare la risurrezione di Gesù. Com’è bello questo, ma quanta responsabilità comporta nella nostra vita. Siccome Gesù è risorto veramente e noi, pur nell’opacità del mondo in cui viviamo, l’abbiamo incontrato, e noi dobbiamo testimoniare, annunciare che Gesù è morto ed è risorto. E in questo tempo così difficile, così complesso, noi annunciamo il Signore, noi testimoniamo il Signore se poniamo in essere gesti pasquali”.

Ma quali sono i gesti pasquali? Prima di tutto il dono della pace di cui oggi il mondo ha estremo bisogno: “In questo mondo segnato dalla cainità, noi abbiamo la responsabilità di portare uno stile di vita differente. Noi cristiani dobbiamo avere un linguaggio non violento; noi cristiani dobbiamo avere uno stile pacifico. E non chissà dove. A cominciare dalle nostre case. Tutti ci scandalizziamo delle guerre in corso ma, se facciamo ben attenzione, anche nelle nostre case ci sono bombardamenti; anche nelle nostre case ci sono dei droni terribili; anche nelle nostre case si compiono gesti di violenza. Se vogliamo essere uomini e donne pasquali, dobbiamo cambiare questo modo di fare. Cambiare le nostre case, cambiare i nostri condomini, cambiare le nostre comunità parrocchiali e le nostre città. Noi possiamo cambiare il mondo con i gesti pasquali”.

Infin, gli auguri di Pasqua: “Torniamo a casa con il cuore pieno di gioia e di responsabilità. Poniamo in essere gesti pasquali. Ognuno di noi ha qualche piccola battaglia in corso. Perché non provare a fare un armistizio? Perché non provare a portare la pace? Bisogna seminarla la pace: se la seminerai nel tuo giardino, diventerà contagiosa e diventerà un’umanità rinnovata. Lodi a Dio, dunque, per la risurrezione di Gesù.  A noi la responsabilità di essere operatori, seminatori e artigiani di pace”.

 

 

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