“Uno solo è il corpo e uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (Ef 4,4) è il tema di quest’anno della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che prende il via oggi 18 gennaio. Un invito a riscoprire ciò che unisce, pur nella ricchezza delle diverse tradizioni cristiane.

 

 

Nella Chiesa di Lecce, l’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, guidato da don Carlo Santoro, per concomitanza con gli eventi baresi del Primo Simposio delle Chiese cristiane in Italia, ha programmato soltanto due eventi, uno dedicato alla preghiera comune e l’altro alla condivisione fraterna.

Primo appuntamento, martedì 20 gennaio, alle 19, presso la chiesa parrocchiale San Filippo Smaldone in Lecce, con un incontro di preghiera ecumenica che vedrà la partecipazione dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, dei presbiteri e dei pastori delle Chiese cristiane presenti in città.

Secondo e ultimo appuntamento in calendario: domenica 25 gennaio, alle 13, sempre nella stessa parrocchia, il pranzo ecumenico, occasione concreta di fraternità e condivisione, per rendere visibile quella “convivialità delle differenze” che caratterizza il cammino ecumenico. Si condividerà oltre ai piatti tipici della propria tradizione e cultura, anche esperienze di fede e di vita ecclesiale.

Come, detto, negli stessi giorni (23 e 24 gennaio), a Bari si svolgerà anche il Primo Simposio delle Chiese cristiane in Italia (LEGGI). Alcuni momenti saranno aperti a tutti: dalla celebrazione inaugurale in cattedrale, all’evento artistico “Frammenti di luce” nella basilica di San Nicola, fino alla Celebrazione ecumenica della Parola che concluderà il Simposio. I momenti salienti potranno essere seguiti anche su Tv2000.

“In un clima di fraternità – scrive la Cei in un comunicato d presentazione dell’evento -, i responsabili e i delegati delle Chiese cristiane rifletteranno sulla ‘Via italiana del dialogo’, confrontandosi sull’ecumenismo come grammatica di pace, come dono per lo spazio pubblico, come cura della spiritualità e come sapienza delle differenze”. 

 

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