Eccellentissimo Mons. Domenico Basile, al quale va il mio vivo grazie per avermi concesso di presiedere questa Eucaristia e, l’augurio più squisito per l’inizio del ministero episcopale in questa Diocesi.

 

Saluto e ringrazio di vero cuore, gli Eccellentissimi Mons. Giuseppe Satriano (Presidente della CEP), Mons. Nicola Girasoli, Mons. Vincenzo Turturro, Mons. Felice di Molfetta, Mons. Giacinto Berloco (già Nunzio Apostolico, che mi ha ordinato Vescovo, il 22 Settembre 2007), Mons. Francesco Neri, Mons. Giovanni Intini, Mons. Filippo Santoro, Mons.  Luigi Mansi, Mons. Giuseppe Russo (mio Vescovo), Mons. Giuseppe Favale, Mons. Fabio Ciollaro, Mons. Ciro Fanelli,  amatissimi sacerdoti, religiosi, religiose, diaconi, Mons. Gianni Caliandro, Rettore del Pontificio Seminario Regionale di Molfetta, educatori e giovani seminaristi; esimie autorità civili e militari. Grazie a voi che ci seguite tramite l’emittente Teledehon, che ci fa dono di questo collegamento e all’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni sociali.

 

Fratelli e sorelle tutti, grazie per essere qui stasera, a lodare, con me, il Buon Dio per il dono del Ministero presbiterale, di cui mi ha fatto partecipe 50 anni fa. Era il 24 Aprile del 1976, Sabato in Albis (dopo Pasqua).

 

Avrei voluto vivere in tono minore questa ricorrenza. Ringrazio il già Vicario Generale Don Raffaele Tatulli, Don Angelo Mazzone, parroco della Cattedrale di Molfetta, e quanti hanno collaborato nella realizzazione di questa Celebrazione. Grazie di cuore!

 

Grazie al Signore e a quanti mi hanno accompagnato, prima, durante e, dopo, il cammino formativo nei vari Seminari. Un filiale ringraziamento a Papa Leone XIV per il singolare onore offertomi, inviandomi una Lettera gratulatoria, con firma autografa!

 

Dopo l’ascolto della pagina degli Atti degli Apostoli dico, certamente, di non aver avuto la sorte di Saulo, che ha incontrato il Signore, in modo del tutto eccezionale. Tuttavia, sono stati necessari tanti Anania, che mi facessero comprendere la strada per la quale il Signore mi chiamava. Non sono stato disarcionato da nessun cavallo, ma tante volte, ho avvertito smarrimento, scoraggiamento, dubbi, nel sentire la voce di Dio. Sono caduto anch’io ma, grazie al Signore, mi  sono rialzato, ho sentito la vicinanza paterna dei miei educatori e formatori, che mi hanno rincuorato ed incoraggiato a proseguire il mio cammino di sequela di Cristo. Proprio a loro (i miei formatori), Cristo avrà detto: “Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni […] e, io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il  mio nome.” (At 9, 1-20). Certo, il Signore mi chiama ancora, ad uscire allo scoperto, a non temere e, a fidarmi solo di Lui, ad affrontare ogni sfida per il Regno. Non mi è stato chiesto di cambiare nome (come a Saulo), ma stile di vita sì; di fidarmi del Buon Dio e di coloro che mi hanno aiutato, a comprendere la sua volontà su di me.

 

Sono qui a cantare, con Maria, il mio Magnificat. Il Signore ha scelto me, perché anch’io fossi capace di scegliere Lui, sempre ed in ogni luogo. Fino ad oggi, posso dire, senza mio merito, di essere riuscito!  Aiutatemi a perseverare!

 

Ho cercato invano, di evitare di accendere i riflettori sulla mia povera persona, oggi. Mi sono arreso. Grazie comunque! Sono felice di stare con voi. Ho pensato che poteva essere questa, l’occasione per esprimere un grande grazie a voi tutti  e, di esprimere un affettuoso saluto di congedo, a questa amata Diocesi!

 

Sovente, mi chiedo perché il Signore abbia chiamato e scelto, proprio me. San Giovanni Paolo II, nel 50° del suo sacerdozio, ebbe a dire che: la vocazione al presbiterato è dono e mistero!

 

Sono entrato nel Seminario Arcivescovile di Bari (1961) per gli studi ginnasiali, poi ho frequentato il biennio liceale al Seminario Regionale qui a Molfetta e, l’ultimo anno, a Taranto. Ho proseguito gli studi di Filosofia e di Teologia a Roma, al Seminario Romano. Fui ordinato sacerdote da Mons. Salvatore Isgrò, originario di Oristano.

 

Ho sempre portato nel cuore, il monito di Sant’Agostino: “Se pensi di non essere idoneo per l’ufficio al quale il Signore ti chiama, cerca di esserne capace”.

 

Il Signore, nonostante le mie fragilità, ha posato il suo sguardo su di me. Ed oggi, insieme a tutti voi, sono qui a rendergli infinitamente grazie! Spesso ricordo quello che diceva San Giovanni XXIII, quando fu eletto Papa (1958): “Signore, se hai chiamato me, vuol dire che vuoi fare tutto tu”. Inoltre, ricordo pure, quanto diceva Sant’ Ignazio di Loyola ai suoi discepoli: “Comportatevi come se tutto dipendesse da Dio, ma anche come se tutto dipendesse da voi”. Dico grazie ai miei cari genitori; ai miei fratelli e sorelle, nipoti, che ora vedo accanto a me; grazie ai miei educatori e formatori. Grazie al popolo santo di Dio. In esso ho trovato sempre la forza di rialzarmi, di osare, di sfidare e, superare i miei limiti. Sulla immaginetta di Ordinazione ho riportato l’espressione assai bella di San Paolo: “Ti basta la mia grazia, perché la mia potenza si manifesti pienamente nella (tua) debolezza” (2Cor 12, 9)! Ho cercato di mettere solo il punto esclamativo. Con molta umiltà, confesso, che finora, davvero mi è sempre bastata la grazia del Signore. Vi chiedo di pregare ancora per me, affinché lo serva sempre in Laetitia, fino alla fine dei miei giorni.

 

Grazie a te, carissima ed amata Diocesi di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo – Terlizzi, che mi hai accolto poco più di dieci anni fa, come umile pastore. Grazie per il bene che mi hai dimostrato; perdonami tutte le mie mancanze. Ti porterò sempre nel mio cuore! Già dall’altro ieri la Diocesi è sotto la guida del nuovo Vescovo Mons. Domenico Basile. Caro Don Mimmo (tu sei il Mimmo buono), siamo fieri di te! Certamente la Diocesi di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo – Terlizzi saprà riconoscere ed apprezzare le tue belle e molteplici qualità di pastore. Tu sei davvero un bellissimo dono che il Signore ha fatto a questa Comunità diocesana!

 

Il Venerabile Don Tonino sia la tua ispirazione e la tua guida. Mi piace concludere, ricordando qui con voi, quanto dissi il 20 Febbraio del 2016, al mio ingresso in Diocesi. Sono le toccanti espressioni pronunciate dal Venerabile Don Tonino Bello, pochi giorni prima di Pasqua del 1993, dall’altare scomodo della sua malattia, alla vigilia della sua morte: “Amiamo il mondo e la sua storia! Prendiamolo sotto braccio. Usiamogli misericordia. Non opponiamogli sempre i rigori della legge, se non li abbiamo temperati prima, con dosi di tenerezza. […] Siamo chiamati a collaborare, non  a contrapporre; ad incoraggiare, non a guardare unicamente con occhio critico. […] E, apriamo le nostre Chiese”! Questo è il mio augurio per voi, cari ed amati presbiteri, giovani seminaristi, fedeli tutti. Anche se talvolta, sono chiuse le porte delle nostre Chiese, spalanchiamo sempre però,  quelle del nostro cuore e della nostra umanità. Maria Santissima, i nostri Santi Patroni e protettori ci accompagnino sempre!

 

Così sia!

+ Domenico Cornacchia

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