Sotto lo sguardo di Maria siamo qui raccolti stamattina certi che, ancora una volta, non saremo da lei delusi. Sotto lo sguardo di Maria mi sento da voi terlizzesi accolto e pongo i primi trepidanti passi del mio ministero episcopale. La dolce immagine della Madonna di Sovereto veglia su di noi e sono ben contento di essere ora qui per affidare ogni cosa, insieme a voi, nelle sue mani.
Tutti guardiamo a Maria e vorremmo sentire da lei qualcosa che ci tocchi il cuore, apprendere dai suoi gesti e dalle sue parole. Ma come sempre la madre di Gesù non può che rimandarci al suo Figlio, perché sia lui ad essere il riferimento della nostra vita.
Il brano evangelico ci ha raccontato di una particolare festa di nozze in cui accadono cose strane e di cui ignoriamo molti particolari. Tuttavia ci è raccontato l’essenziale e al centro della scena ci sono Gesù e sua madre. Infatti cogliamo da subito che queste nozze simboleggiano, nel linguaggio biblico, l’alleanza tra Dio e il suo popolo che in Cristo trova il suo punto culminante, in quell’ora che, secondo l’evangelista Giovanni, è il dono d’amore che proviene dall’alto della croce. Il segno che Gesù opera a Cana lo rivela come Signore ed è un invito a credere in lui. Colei che media questo incontro con Gesù è proprio Maria che per prima si accorge di una grave mancanza: «Non hanno vino» (Gv2,3). Il vino esprime la gioia del banchetto che Dio prepara per il suo popolo. Eppure può accadere che questa gioia venga meno anche in noi, che ci tiriamo indietro rispetto al patto d’amore che egli vuole stabilire con noi e che lontani da lui non siamo più capaci di cercare il senso e la direzione alla nostra esistenza, disillusi e senza scorte di speranza.
Maria perciò interviene perché la gioia torni ad essere piena e si rivolge ai servi, quali siamo anche noi dinanzi al Signore, con parole nette e perentorie: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). Queste parole qui collocate nel quarto vangelo sono le ultime che Maria pronuncia e suonano quasi come un testamento spirituale, un lascito per ogni lettore del vangelo e per ogni credente. Mentre attendiamo che Maria ci dica qualcosa, siamo da lei rimandati al suo Figlio, il Verbo che si è fatto carne e che rivela il vero volto del Padre, ricco di amore e misericordia.
L’antico iconografo che ha dipinto l’immagine della Madonna di Sovereto lo aveva compreso bene, poiché l’ha rappresentata come dolce e austera Madre di Dio e come Odegitria, colei che ci indica la via nel bambino tenuto in braccio, raffigurato come figura principale dell’intero dipinto, posta in risalto poiché a lui miriamo e possiamo credere in lui.
Insieme guardiamo a quel bambino che, secondo la profezia di Isaia, è nato per noi, è il figlio che ci è stato donato, Dio potente e Principe della pace (cf. Is 9,5). Questo bambino, il Signore Gesù, è Colui che nel farsi piccolo ci salva, è Colui che ci insegna la via della mitezza e che ci dona la vera pace, è Colui che è via, verità e vita (cf. Gv 14,6), è il nostro tutto!
Noi qui stamattina radunati nella celebrazione dell’eucarestia siamo posti dinanzi alla forza delle parole di Maria che ci fa guardare a Gesù come al centro verso cui convergere, la Parola che chiede di essere accolta, meditata e vissuta. Davvero profonde e provocatorie sono le riflessioni di papa Leone XIV nel commentare questo passaggio del nostro brano evangelico:
«Fate la sua Parola, raccomanda. Fate il Vangelo, rendetelo gesto e corpo, sangue e carne, fatica e sorriso. Fate il Vangelo, e si trasformerà la vita, da vuota a piena, da spenta ad accesa.
Fate qualsiasi cosa vi dica: tutto il Vangelo, la parola esigente, la carezza consolante, il rimprovero e l’abbraccio. Ciò che capisci e anche ciò che non capisci. Maria ci esorta ad essere come i profeti: a non lasciare andare a vuoto una sola delle sue parole (cfr 1Sam 3,19)» (Papa Leone XIV, Meditazione nella veglia di preghiera e rosario per la pace, 11 ottobre 2025).
Fate la sua Parola, fate il suo Vangelo: ecco la consegna straordinaria per noi, in questo giorno di festa!
I secolari racconti e le radicate tradizioni che contraddistinguono il culto della comunità di Terlizzi alla Madonna di Sovereto se da un lato dicono dell’affetto sincero a Maria, dall’altro non possono che rimandare, da lei guidati, a Gesù, alla sua Parola che deve diventare norma di vita, ispirazione per creare legami di amore e di fraternità, soprattutto verso gli ultimi.
Tra poco ci metteremo in cammino e in processione accompagneremo l’icona di Maria verso il santuario a lei dedicato. Questo gesto non sia un semplice e convenzionale obbedire ad un rito, ma rappresenti un movimento del cuore di ciascuno e dell’intera comunità. Insieme sentiamoci ancora pellegrini di speranza, come spesso ci è stato ricordato nel recente Anno Santo, perché, secondo le parole di papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo, la vita cristiana è «un cammino, che ha bisogno anche di momenti forti per nutrire e irrobustire la speranza, insostituibile compagna che fa intravedere la meta: l’incontro con il Signore Gesù».
La nostra processione, come momento forte di fede e di appartenenza ad una comunità, ci conduca ad incontrare Gesù, a riconoscerlo già da ora presente nella polvere delle nostre strade, anche là dove non avremmo immaginato di incontrarlo, e a saperlo testimoniare davvero vivente, Risorto per amore.
Nel metterci in cammino rimaniamo accanto a Maria che è modello della vita pasquale e può insegnarci a vivere da persone risorte, interiormente rinnovate.
Insieme a lei cantiamo a Dio il Magnificat, l’inno di lode, perché nella Pasqua Dio ci fa compiere in Cristo il passaggio ad una vita nuova, dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, dalla disperazione alla gioia e ci rende capaci dovunque, ogni giorno, di testimoniare a tutti il Vangelo di salvezza.
Santa Maria, insegnaci ad essere come te obbedienti a Dio, continua ad indicarci il tuo Figlio perché il suo Vangelo divenga nostra carne e nostra vita e questa comunità cristiana possa essere segno di speranza per l’intera città, testimone credibile dell’amore di Dio che fa nuove tutte le cose. Amen.
Festa della Madonna di Sovereto, Terlizzi, 23 aprile 2026, Chiesa Concattedrale
+ Domenico Basile
clic qui per l’articolo sul sito della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi







