Stasera 14 aprile, alle 20, terzo appuntamento con la formazione sinodale della Chiesa di Lecce presso l’aula magna della nuova sede della Curia arcivescovile a Castromediano.

 

 

 

A guidare la riflessione e a offrire indicazioni su come pensare e scrivere in stile sinodale e comunitario il progetto pastorale diocesano, interverrà il prof. Pierpaolo Triani. ordinario di pedagogia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, membro della presidenza nazionale del Cammino Sinodale.

In una recente conferenza tenuta durante il convegno pastorale della diocesi di Nardò-Gallipoli (GUARDA) Triani ha auspicato il passaggio ecclesiale da una “pastorale programmata” a una “pastorale progettata”. “Il passaggio – sosteneva il docente – non è un semplice cambio di terminologia, ma una conversione di stile che mette al centro Gesù e la cura delle relazioni per abitare il territorio con uno sguardo profetico”.

Secondo il docente, la progettazione pastorale non può essere ridotta a una serie di adempimenti burocratici o scadenze da rispettare. Essa affonda le sue radici nella comunione, che è l’anima della corresponsabilità.

“Camminiamo insieme – ricordava alla comunità neretina – perché condividiamo lo stesso dono, il Battesimo, e seguiamo l’unico Maestro. In quest’ottica, progettare significa riconoscere che non si crede mai da soli: l’altro è l’antidoto al rischio di costruirsi una fede su misura”.

Essere corresponsabili – secondo Triani – significa superare la “logica del condominio”, dove ciascuno cerca il proprio vantaggio, per abbracciare la “logica del corpo”, in cui ogni azione è orientata alla crescita dell’insieme.

Ma come tradurre i principi in pratica? Il prof. Triani conferma il metodo della “conversazione nello spirito” come dinamica fondamentale per i consigli pastorali, sia a livello diocesano che parrocchiale. Metodo che la Chiesa di Lecce ha già adottato in altre occasioni per sperimentare lo stile sinodale.

“I consigli pastorali – spiegava – non sono il fine della Chiesa, ma strumenti per la missione. Essi devono diventare scuole di discernimento dove si impara a leggere la realtà e a valorizzare le competenze reali delle persone. Per funzionare, occorre curare la trama relazionale, preparare bene gli incontri (ordine del giorno, verbali) e usare un linguaggio chiaro, evitando tecnicismi che escludono i non addetti ai lavori”.

La progettazione pastorale così intesa – concludeva – “permette alla Chiesa di essere segno di Cristo nel mondo. Attraverso la valorizzazione dei ministeri e dei carismi, le parrocchie possono diventare laboratori di fraternità capaci di testimoniare all’uomo di oggi la gioia del Vangelo”.

Progettare in stile sinodale significa, in definitiva, coltivare la stima reciproca e la fiducia per costruire ponti e non muri.

 

 

 

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