Passare quanto prima dalla logica del soccorso per diventare “sentinelle” e “avvocati” dei poveri. È con questi “compiti per casa”, assegnati ai referenti delle diocesi italiane, che si è concluso domenica scorsa il 45.mo Convegno nazionale delle Caritas diocesane.

 

 

 

 

Un invito forte che si è materializzato nelle parole dell’intervento conclusivo di don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, e rivolto ai 514 delegati (tra cui 110 giovani) da 160 Caritas diocesane di tutta Italia, che hanno partecipato al convegno nazionale che si è svolto a Sacrofano (Roma), sul tema “Imparate a fare in bene, cercate la giustizia (Isaia, 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano”. 

Per la Caritas diocesana di Lecce vi hanno preso parte il direttore don Nicola Macculi (che non l’ha seguito fino al termine per impegni pastorali in diocesi nell’ultimo weekend) e l’avv. Salvatore Renna, referente di Fondazione Caritas diocesana che, fra l’altro, ieri ha spento la quarta candelina dalla sua costituzione. Con lui che vi ha partecipato dal primo giorno fino all’ultima parola, facciamo il punto per comprendere soprattutto quali ricadute pastorali avranno le risultanze del convegno nazionale sulle linee operative della Caritas di Lecce.

 

 

Avv. Renna, don Marco Pagniello tirando le somme del Convegno nazionale delle Caritas diocesane ha affermato che alla Caritas è richiesto sempre più il compito di “sentinella” e “avvocato” dei poveri, che contesta le radici economiche e sociali della sofferenza… Che esperienza è stata per lei?

Si è trattato di un’esperienza interessante sotto vari profili, tra i quali qui accenno solo ad alcuni. Innanzitutto, accanto alla consueta utilità del networking centrale e periferico (essenziale per “lavorare” sempre meglio), il convegno ha offerto la possibilità di confrontarsi con le esperienze di altre Caritas e, dunque, di poter trarre spunti ed idee utili in merito alla propria operatività, così come ad avere un metro di paragone per misurarne lo stato, la “qualità” e l’andamento. Allo stesso modo, oltre a soddisfare le diffuse richieste di condivisione del metodo per la realizzazione di alcune nostre iniziative, la convention ha consentito di arricchirsi del contributo di tanti speaker ed ospiti di rilievo e, assieme, di ascoltare le voci di Caritas Italiana in merito al bilancio delle attività svolte, così come agli orientamenti per la prosecuzione del cammino, alle soglie del suo 55° compleanno.

 

 

Don Pagniello, nel suo ultimo intervento ha denunciato una narrazione pubblica che tende a trattare la povertà come una colpa o un destino inevitabile, l’odio per i poveri e la stigmatizzazione di migranti e donne e ha ribadito che le Caritas si propongono, invece, come “antidoto culturale” per strappare l’uomo a narrazioni che lo deformano o lo trasformano in “spettacolo del dolore”. Dalla sua esperienza in Caritas Lecce, è una descrizione che corrisponde alla realtà del nostro territorio salentino?

Forse perché sono un inguaribile ottimista, mosso da passione ed entusiasmo per le attività di cui mi occupo, nella mia densa esperienza in Caritas ho visto e conosciuto soltanto una maggioranza di volontari occuparsi con delicatezza ed amore dei poveri e dei bisognosi – che di Cristo sono l’immagine – senza minimamente ritenere che si tratti di una situazione colpevole, ma soltanto con l’obiettivo di provare ad aiutare queste persone a rialzarsi per riprendere la propria strada verso la “normalità”. Ed è compito della Caritas di spostare lo sguardo sempre più disattento del mondo contemporaneo verso gli occhi sofferenti di chi è in difficoltà e, così – provando a liberarlo dai pregiudizi e dai pruriti di spettacolarizzazione a fini di intrattenimento -, di coinvolgere le sue componenti per collaborare tutti assieme, ognuno nel proprio ruolo (istituzioni e soggetti pubblici e privati della società civile), allo scopo di ridurre le disuguaglianze e favorire la giustizia sociale.

 

 

Accanto alla quotidiana lotta al disagio economico, la Caritas diocesana – grazie anche alla sintonia di idee e stretta collaborazione con il direttore don Nicola Macculi – con il suo supporto operativo e quello di altri volontari, ha puntato gli occhi e i progetti soprattutto sulla povertà educativa e sulla povertà sanitaria. È la strada giusta? Cosa bolle in pentola?

Si, sono fiero di evidenziare che, con modalità uniche innovative e, soprattutto, ottimi risultati numerici e qualitativi, è in corso già dal 2022 il nostro progetto “Laboratorio dei talenti” in materia di contrasto alle povertà educative, che – tra i primi di una Caritas nazionale – io considero la più importante inter pares delle nostre iniziative, sulle quali – compatibilmente con le crescenti difficoltà di finanze sempre più asfittiche – è un dovere sociale proseguire per il fatto di incidere sul nostro patrimonio più grande, le nuove generazioni. Allo stesso modo, abbiamo avviato nel 2024 un progetto di consolidamento ed ulteriore sviluppo del nostro settore socio-sanitario, che – tra l’altro, oltre all’ampliamento di strumenti, mezzi e materiali – ha di recente allargato il suo perimetro ed i servizi offerti attraverso l’attivazione di un ambulatorio odontoiatrico, di un centro di accoglienza per disabili e di un ambulatorio mobile. E tanto altro bolle in pentola, sia con riferimento alle progettualità nei confronti del mondo giovanile, che dei processi di approvvigionamento e destinazione del cibo, così come in materia di sanità e, soprattutto, di alta formazione.

 

 

Il convegno nazionale ha insistito sul fatto che la carità “non si limita a consolare chi soffre, ma opera perché cambino condizioni ingiuste, politiche insufficienti e mentalità che generano scarto”. Diventa pertanto urgente “costruire alleanze stabili, presidiare i tavoli decisionali e favorire l’incontro diretto tra istituzioni e persone povere”, con “tavoli permanenti di ascolto e lettura del territorio tra Caritas, enti pubblici e società civile”. A che punto è il cammino della Caritas di Lecce nel delicato processo di uscita dal ruolo di supplenza per diventare soggetto che genera visione e diritti?

Una delle missioni in assoluto più importanti di Caritas è l’attività di advocacy, che – in grande sintesi – consiste nella capacità di ascoltare le esigenze dei poveri e dei bisognosi e, oltre ad impegnarsi per aiutarli a superare le loro difficoltà, di assumersene il carico per portarne la voce nei consessi istituzionali, centrali e periferici, affinché sia presa in carico verso l’adozione di soluzioni, particolari o generali, e provvedimenti strutturali. Posso dire che, attraverso le proprie rappresentanze organizzative ed i suoi veicoli societari, la Caritas di Lecce è particolarmente attiva nel dialogo con enti pubblici e società civile, non solo a livello territoriale, ma anche nazionale, ed è presente nei vari tavoli “che contano”, a tal fine favoriti anche da peculiari doti relazionali e patrimonio di conoscenze di propri componenti.

 

 

 

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