“Chi crede, riconosce nell’accendersi della vita nel grembo un intervento diretto di Dio”.
Con queste parole l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta ha aperto la sua omelia (IL TESTO INTEGRALE) durante la celebrazione eucaristica di benedizione per le mamme in attesa, tenutasi ieri sera nella basilica salesiana di San Domenico Savio in Lecce. L’iniziativa, promossa dall’Ufficio diocesano famiglia e vita e dall’Ufficio diocesano di pastorale della salute – diretti rispettivamente da don Giovanni Serio e don Gianni Mattia – si è svolta nel contesto delle celebrazioni in onore di San Domenico Savio, protettore delle partorienti, la cui festa ricorreva lo scorso 6 maggio. Un gesto semplice e potente per custodire la vita nascente.
“Questa sera noi benediciamo le gestanti ma anche i figli che portano nel grembo – ha detto l’arcivescovo – perché nella nostra tradizione i figli concepiti sono individui della specie umana, quindi persone e quindi non solo spettatori di un evento che riguarda le loro madri, ma presenti”.
Richiamando i Vangeli dell’infanzia, mons. Panzetta ha ricordato come “nel grembo di Elisabetta alla voce di Maria, Giovanni il Battista ha danzato di gioia: penso che questa sera i figli e le figlie insieme con noi danzeranno e ringrazieranno il Signore della vita”.
L’arcivescovo ha poi sottolineato come la gestazione sia un miracolo biologico e spirituale e, citando l’incontro con un genetista di fama mondiale ha ricordato che “la gestazione è un miracolo perché dal punto di vista biologico una donna porta dentro di sé un patrimonio genetico che non è il suo”. Eppure, ha spiegato, “c’è un dialogo biologico molto sofisticato tra la madre e il bimbo che porta nel grembo, per cui il bimbo geneticamente parla alla madre e gli dice: ‘sono tuo figlio accoglimi, non sono un estraneo sono figlio tuo’”.
Rivolgendosi alle mamme, mons. Panzetta ha sottolineato il valore della loro testimonianza: “nel nostro Paese, e più ampiamente in Europa, non è che la cultura dell’accoglienza della vita sia tanto diffusa, quindi in un certo senso voi e le vostre famiglie andate anche un po’ in controtendenza rispetto alla cultura della chiusura alla vita. Voi siete una profezia di speranza, sì è un evento di speranza quello che avete nel grembo. Non c’è gesto di speranza più grande che mettere al mondo una vita”.
Commentando il Vangelo, l’arcivescovo ha ricordato “il primato del comandamento dell’amore fraterno”. “Gesù ci ha trattati non da servi, ma da amici. Un’amicizia così forte per cui Lui che è il nostro amico, ha dato la vita per noi. Ecco come ci dobbiamo voler bene all’interno della fraternità”.
E ha aggiunto: “Il primo banco prova dell’amore cristiano sono proprio le relazioni di prossimità che si svolgono a casa. La verifica del nostro cammino cristiano comincia proprio a casa nostra.”
Concludendo: “mentre ringraziamo il Signore del dono della vita che si mostra dentro il percorso di esistenza, di queste sorelle che sono qui a testimoniare questo miracolo che si compie nella loro vita, mentre ringraziamo l’Autore della vita, ci accorgiamo nella luce della Parola di Dio che questa vita si sviluppa poi concretamente nell’amore quando ci vogliamo bene come amici e ci rendiamo conto anche che, proprio con quell’amicizia, si possono affrontare i punti di vista diversi quelli che attraverso il discernimento diventano poi risposte concrete al bene di tutti”.
Al termine dell’omelia, mons. Panzetta ha benedetto le gestanti presenti in un momento emozionante e di intensa partecipazione, che si è concluso con la recita di una preghiera di affidamento delle donne e dei loro figli a Maria, la Madre delle madri.
Racconto per immagini di Arturo Caprioli.






