Omelia nella Messa del giorno di Pasqua
Chiesa Cattedrale, Ugento 5 aprile 2026.
Cari fratelli e sorelle,
in questo giorno di Pasqua la Sequenza canta queste parole: «Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via? “La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto, e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti. Cristo, mia speranza, è risorto!”». Ma chi era Maria Maddalena? Maria di Magdala era originaria dell’omonima città chiamata anticamente “El Migdel”, cioè “Torre del faro”, posta sulle rive occidentali del Lago di Galilea. La tradizione e l’esegesi propongono molteplici interpretazioni della sua persona e della sua missione.
La peccatrice
È stata identificata con la donna peccatrice. Il Vangelo di Luca narra la conversione di una donna la quale, durante un banchetto offerto al Signore in Galilea da Simone il fariseo, entra nella sala per ungere i piedi del Maestro, asciugarli con la sua copiosa capigliatura e riceverne in cambio la remissione dei peccati (cfr. Lc 7, 36-50). Luca non dà il nome di questa donna. L’episodio, però, si situa immediatamente prima del sommario che menziona Maria Maddalena tra le donne che «erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni» (Lc 8,2). Queste donne non si accontentano di avere ricevuto la guarigione del corpo o della mente, ma decidono di seguire Cristo e di offrire il servizio apostolico in modo nascosto.
A partire da Gregorio Magno, la cui influenza pare sia stata considerevole su tutta la tradizione posteriore, si stabilisce definitivamente la relazione tra Maria, la peccatrice pentita, e il personaggio di Maria Maddalena che si trova ai piedi della croce e, al mattino della resurrezione, davanti al sepolcro vuoto. Se la critica storica e biblica inclina gli esegeti contemporanei alla distinzione delle tre donne[1], più recentemente André Feuillet, riaprendo la questione, s’è allineato nella difesa della tesi dell’identificazione[2].
Il padre Lacordaire, uno dei più grandi predicatori del secolo XIX, così sintetizzava la questione: «È così che è affermato dalla tradizione, dalla liturgia della Chiesa, dai monumenti i più antichi elevati alla memoria di Maria Maddalena. Il loro linguaggio ci mostra nell’unità della stessa gloria la peccatrice che piange ai piedi di Gesù e li asciuga coi suoi capelli, la sorella di Lazzaro che assiste alla resurrezione di suo fratello, l’amica fedele che immobile assiste alla passione e alla morte del suo diletto, che lo segue alla tomba, e merita di vedere la prima gli splendori della sua risurrezione. Ogni divisione di questa gloria è chimerica, contraria alla Scrittura, alle memorie dei secoli, alla pietà dei santi, a quel culto universale che ci mette dappertutto sotto gli occhi e nell’anima l’immagine di una sola donna, nella quale si compiono i più toccanti misteri della penitenza e dell’amicizia”[3].
Maria Maddalena è la penitente che piange sui propri peccati, che non rimane ferma e che è tipo d’ogni conversione, ritorno di tutta l’umanità, come sposa infedele, al suo Sposo divino. Povera di sé stessa e ricca soltanto dell’amore dello Sposo, porta alle genti gioia e salvezza.
Benedetto XVI ha affermato: «La storia di Maria di Magdala richiama a tutti una verità fondamentale: discepolo di Cristo è chi, nell’esperienza dell’umana debolezza, ha avuto l’umiltà di chiedergli aiuto, è stato da lui guarito e si è messo a seguirlo da vicino, diventando testimone della potenza del suo amore misericordioso, più forte del peccato e della morte»[4].
La nuova Eva
Per i Padri della Chiesa, Maria Maddalena è la nuova Eva. Come da una donna aveva avuto inizio la disobbedienza che aveva portato Adamo al peccato, così da una donna inizia l’avventura della fede e della missione[5]. Con l’una, la morte e l’afflizione sono entrati nel mondo, con l’altra, la vita e la gioia diventano annuncio di risurrezione[6].
Chiamata due volte con il nome generico di “donna”, Maria Maddalena rappresenta la nuova umanità sofferente e redenta. È la nuova Eva convertita dall’amore dello Sposo, quell’amore perso nel giardino dell’Eden ed ora recuperato nel nuovo giardino (Gv 19, 41) dove era sceso il suo amato (Ct 5,1).
Se nella Genesi, Eva appare come colei che, nella sua libertà, inaugura la storia del peccato, nei Vangeli emergono figure femminili che partecipano in modo privilegiato all’annuncio della salvezza. Tra queste, Maria Maddalena occupa un posto unico, tale da permettere una rilettura teologica in chiave di “nuova Eva”.
La tradizione patristica, a partire da Ireneo di Lione, ha riconosciuto nella Vergine Maria la vera “nuova Eva”, in quanto, con la sua obbedienza, scioglie il nodo della disobbedienza della prima donna. Tuttavia, una riflessione più ampia sul mistero pasquale consente di intravedere in Maria Maddalena un ulteriore compimento simbolico di questa dinamica: non più soltanto l’obbedienza che apre alla redenzione, ma l’esperienza concreta della redenzione stessa.
I racconti evangelici presentano Maria Maddalena come testimone privilegiata della passione, morte e soprattutto della risurrezione di Gesù Cristo. Ella è la prima a incontrare il Risorto, la prima a ricevere l’annuncio e la prima ad essere inviata. In questo senso, la sua figura si colloca all’inizio di una nuova umanità, così come Eva si trovava all’inizio della creazione. Se Eva è associata all’albero della conoscenza e alla perdita della comunione con Dio, Maria Maddalena è posta nel giardino della risurrezione, dove incontra il nuovo Adamo e riconosce, nella voce che la chiama per nome, il compimento della promessa.
Questa inversione simbolica è teologicamente significativa: laddove Eva prende e mangia, Maria Maddalena ascolta e annuncia; laddove la prima donna introduce la separazione, la discepola ristabilisce la relazione attraverso la testimonianza. Non si tratta di una semplice contrapposizione, ma di una trasfigurazione: la storia del peccato non è negata, bensì attraversata e redenta.
Inoltre, Maria Maddalena incarna una dimensione esistenziale fondamentale: quella della conversione. La sua tradizione, pur stratificata e talvolta confusa con altre figure evangeliche, la presenta come donna liberata, trasformata e resa capace di amore fedele. In lei si manifesta non soltanto una funzione simbolica, ma una verità antropologica: l’essere umano, segnato dal peccato, può diventare testimone della grazia.
In questa prospettiva, parlare di Maria Maddalena come “nuova Eva” non significa sostituire la dottrina tradizionale, ma approfondirla. Se Maria, madre del Signore, rappresenta l’inizio della redenzione nell’obbedienza, Maria Maddalena ne rappresenta la manifestazione storica nella testimonianza pasquale. L’una accoglie la Parola, l’altra la proclama; l’una genera il Salvatore, l’altra annuncia che egli è vivo.
Così, nel passaggio dalla Genesi al Vangelo, la figura della donna viene restituita alla sua pienezza: non più soltanto luogo della caduta, ma spazio privilegiato della rivelazione. In Maria Maddalena, la memoria di Eva non è cancellata, ma redenta e portata a compimento nella luce della risurrezione.
La donna innamorata
La Maddalena è anche la sposa innamorata. Gregorio Magno, identificando la peccatrice del terzo Vangelo con Maria, sorella di Lazzaro, e con Maria Maddalena, vede in questa donna sempre lo stesso amore che brucia per Gesù. Egli congiunge quest’amore a quello della sposa del Cantico dei Cantici[7]. Maria è una donna appassionata, che non si rassegna alla prospettiva di perdere Gesù e si aggrappa a quel corpo inerte come ultima opportunità di poter toccare «colui che il suo cuore ama» (Ct 3, 1-4).
Se Giovanni, il “discepolo amato” è il prototipo del discepolo, Maria Maddalena è, in qualche modo, il suo corrispondente femminile. Maria Maddalena è la “discepola preferita” di Cristo Risorto. La sposa innamorata è anche la donna dell’alba gloriosa, la prima annunciatrice della resurrezione di Cristo. Ella è l’immagine perfetta della Chiesa, sposa appassionata che passa la notte alla ricerca del suo Amato e finalmente rompe il silenzio e invita a rallegrarsi per la grande e gioiosa notizia della vittoria di Cristo.
Divo Barsotti richiama questi significati. Egli annota che «il suo atteggiamento, i suoi gesti non sono di madre, ma di donna che ama e si dona: è lei che contempla Gesù e l’ascolta seduta ai suoi piedi, lei che rompe il vaso di alabastro e versa il profumo su di lui, lei che con il suo pianto terge i piedi divini e li asciuga con i suoi capelli […]. In questo amore nuziale nulla c’è di meno che puro, che santo, che divino, ma è amore nuziale»[8].
La vocazione di Maria Maddalena è animata dall’amore e, allo stesso tempo, dalla fede. Fede e amore sono entrambi necessari: la fede dà la forza per camminare, l’amore le ali per volare. La fede senza l’amore non rischia, ma l’amore senza fede può smarrirsi in tanti crocicchi. La speranza è figlia di entrambe. Sono l’amore e la fede che spingono Maria Maddalena a rimanere vicino al sepolcro, a piangere e a sperare. Anche se non sa bene il perché.
Il suo rimanere è frutto della fede, il suo piangere è frutto dell’amore. “Rimane” perché la sua fede persevera nella ricerca, non si scoraggia davanti all’insuccesso, interroga gli angeli e il giardiniere, come l’Amata del Cantico dei Cantici. Spera contro ogni speranza! Finché, ritrovato l’Amato, si getta ai Suoi piedi, abbracciandoli nel vano tentativo di non lasciarlo più partire (Ct 3, 1-4). Noi forse non amiamo piangere, senza dubbio perché amiamo poco. L’audacia di rimanere e piangere non è sterile. Alle lacrime di Maria Maddalena rispondono gli angeli che non le restituiscono il cadavere che lei chiede, ma le annunciano che “Colui che il suo cuore ama” è vivo! Quando il Maestro la chiama con il nome di “Mariam”, il suo cuore freme di emozione al riconoscere la sua voce. Solo allora potrà dire, con il fuoco di un cuore innamorato, “ho visto il Signore”. Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via? Raccontalo con il fuoco della tua passione. Lasciaci contemplare nei tuoi occhi quello che ha visto il tuo cuore! Perché la vocazione di un apostolo non ha valore, se non è vissuta con la tua stessa passione!
L’apostola degli apostoli
Maria Maddalena è anche la prima missionaria, una “contemplativa in azione”[9]. In lei troviamo la sintesi perfetta dei due momenti insostituibili dell’esperienza cristiana: contemplazione-azione. Gregorio Magno, tra i Padri, è forse quello che con più insistenza parla di vita contemplativa[10]. “La vita contemplativa – afferma Gregorio – consiste nel mantenere con tutta l’anima la carità verso Dio”[11].
La misura della contemplazione è poi sempre riconosciuta nella carità e più precisamente in quella verso il prossimo: «Quanto più un’anima si dilata nell’amore del prossimo tanto più si innalza nella conoscenza di Dio. Mentre infatti per mezzo dell’amore si dilata orizzontalmente, per mezzo della conoscenza si protende verso l’alto, e si innalza al di sopra di sé nella misura in cui si estende verso l’amore del prossimo […]. Amiamo sinceramente e intensamente Dio e il prossimo. Dilatiamoci nello slancio della carità e saremo esaltati nella gloria dell’altezza. Siamo vicini al prossimo con amore compassionevole e saremo uniti a Dio mediante la conoscenza. Condividiamo la sorte dei fratelli più piccoli in terra e saremo associati agli angeli in cielo»[12].
E sarà l’amore a fare di lei «un nuovo apostolo di grazia, di vita e d’amore: apostolo verso gli stessi apostoli, per annunciare la vita e la gloria di Gesù»[13]. Anche P. Lagrange scrive: «Maria Maddalena è consacrata apostola degli apostoli. Ella obbedisce, come fanno coloro che rinunziano alla conversazione con il loro Maestro per andare a portare la buona novella: “Io ho visto il Signore”»[14]. Nella sua Lettera apostolica Mulieris dignitatem, san Giovanni Paolo II riprende l’appellativo di “apostola degli apostoli” applicato a Maria di Magdala.
Sant’Agostino considera «l’azione come il mezzo necessario per la contemplazione, tanto ora quanto nella vita futura. Come egli afferma, noi incontriamo Cristo in terra nella persona dei poveri che sono tra di noi; ugualmente, ci assicuriamo un posto in cielo realizzando opere di carità a favore di essi. Il servizio ai bisognosi è allora un mezzo per la contemplazione e per l’amore di Dio. Secondo Agostino, si deve permettere che fioriscano entrambe le forme di vita, però in maniera tale che nessuna di esse costituisca un impedimento ai beni che derivano dall’altra. E anche se designa la contemplazione come la parte migliore (melior pars), questo non implica che l’azione sia dannosa, ma unicamente che deve lasciare il passo a qualcosa che è più perfetto. A questo riguardo, la vera sfida di Agostino fu di armonizzare questi diversi modi di vita in un ideale di carità cristiana più squisita, che integri pienamente l’amore di Dio e l’amore del prossimo, e che compia così entrambi i precetti del Grande Comandamento»[15] .
In questo suo essere “apostola degli apostoli”, Maria di Magdala si pone come figura della Chiesa in missione. Maria di Magdala le ha aperto la strada, le indica il cammino. È lei la donna che il Risorto invia in missione[16].
[1] Cfr. V. Saxer, Le culte de Marie Madeleine en Occident des origines à la fin du moyen âge, I, Clavreuil, Paris 1959, p. 5.
[2] Cfr. A. Feuillet, Les deux onctions faites sur Jésus, et Marie-Madeleine. Contribution à l’étude des rapports entre les Synoptiques et le quatrième évangile, in “Revue Tomiste” 75 (1975) pp. 357-394.
[3] H.D. Lacordaire, Santa Maria Maddalena, Marietti, Torino-Roma 1927, pp. 42-43.
[4] Benedetto XVI, La preghiera mariana con i fedeli convenuti a Les Combes di Introd (23 luglio 2006), in Insegnamenti di Benedetto XVI, II/2, Libreria Editrice Vaticana 2007, p. 67.
[5] Cfr. J. Daniélou, La typologie de la femme dans l’Ancien Testament, in “La Vie Spirituelle” 80/I (1949) p. 504.
[6] Cfr. J.-N. Guinot, in J.-B. Auberger – J. Beaude y otros, Figuras de María Magdalena, Verbo Divino, Estella (Navarra) 2008, p. 44.
[7] Cfr. Gregorio Magno, Omelia, II, XXV, in Opere di Gregorio Magno, II. Omelie sui Vangeli. A cura di G. Cremascoli, Città Nuova, Roma 1994, pp. 310-327.
[8] D. Barsotti, Il mistero cristiano nell’anno liturgico, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1951, pp- 338-339.
[9] Cfr. Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, p. 91.
[10] Sulla contemplazione in Gregorio Magno, cfr. A. Ménager, La contemplation d’après Saint Grégoire le Grand, in “La Vie Spiritelle” 9 (1923) 242-282; cfr. Id., Les divers sens du mot “contemplatio” chez saint Grégoire le Grand, in Supplément à “La Vie spiritelle” 59 (1939) 145-169; 60 (1939) 39-56.
[11] Gregorio Magno, Omelia su Ezechiele, II, II, 8, in Opere di Gregorio Magno, III/2. Omelie su Ezechiele/2. A cura di V. Recchia, Città Nuova, Roma 1993, pp. 56-57.
[12] Gregorio Magno, Omelia su Ezechiele, II, II, 15, in Opere di Gregorio Magno, III/2. Omelie su Ezechiele/2, pp. 64-67.
[13] P. de Bérulle, Élévation à Dieu sur sainte Madeleine, IV, 1, in P. de Bérulle, Œuvres complètes, Migne, Paris 1856, IV, p. 549.
[14] M.-J. Lagrange, L’Évangile de Jésus-Christ, Librairie Lecoffre, Paris 1954, p. 651.
[15] N.J. Torchia, Contemplación y acción, in Diccionario de San Agustín. San Agustín a través del tiempo. Director A.D. Fitzgerald, Monte Carmelo, Burgos 2001, p. 319.
[16] Cfr. J. Dournes, Du prophète à l’apôtre. Marie de Magdala, in “Spiritus” 28 (1966) pp. 246-257.
clic qui per l’articolo sul sito della Diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca

